Il segreto di stato, deciso nella scia del decreto Pisanu del 6 maggio 2004

Il segreto di stato, deciso nella scia del decreto Pisanu del 6 maggio 2004, un decreto che fissava alcuni criteri di massima sulla sicurezza e che era stato varato lo stesso giorno (coincidenza!) in cui La Nuova Sardegna pubblicava le fotografie dei lavori per il pontile e l'anfiteatro, non era neppure «firmato» dal presidente del Consiglio, come dice la legge. Ma, anche qui per la prima volta, dal sottosegretario Gianni Letta. Una questione di «eleganza», hanno detto ieri i quattro membri di destra del Comitato, cioè Fabrizio Cicchitto, Pasquale Giuliano, Pierfrancesco Gamba e Domenico Sudano che in quattro anni aveva fatto sentire la sua voce assai di rado (16 volte su 95 riunioni) ma ieri mattina è stato diligentemente puntuale. Parole d'oro: che il presidente Berlusconi mettesse la firma del titolare del segreto di stato Berlusconi per secretare i lavori voluti dal miliardario Berlusconi in una delle sue ville, elegantissimo non era.

Accusano tuttavia i quattro componenti dell'opposizione, in testa Enzo Bianco che del Comitato è il presidente, che le cose poco «eleganti» sono diverse. Dicono che non è elegante che il decreto sia nascosto all'organo parlamentare delegato per legge a vigilare sugli eventuali abusi del governo e non al deputato forzista Niccolà Ghedini e al capogruppo di An Gianfranco Anedda, che qualche mese fa si presentarono al Pm sardo addetto all'inchiesta, gli comunicarono di essere stati scelti come difensori dal premier e gli mostrarono il decreto che bloccava le indagini dicendo: «Guardare e non toccare: può vederlo ma non farne neanche una fotocopia».

Non è elegante che siano stati secretati non solo i lavori al pontile dove «ogni tanto arrivano Putin o Blair» ma tutta l'area della residenza, compresi i lavori smaccatamente abusivi come le cinque piscine della talassoterapia autorizzate dal comune di Olbia il 17 dicembre 2003 ma descritte da Renato Farina su «Libero» nell'agosto precedente. Così come non fu elegante che i lavori per la costruzione del «piccolo anfiteatro» da 400 posti (come il teatro Olimpico di Vicenza) avessero avuto il parere favorevole dell'Ufficio Tutela del paesaggio della Regione, allora in mano al forzista Mauro Pili, 56 giorni prima (non dopo: prima!) che fosse presentata la domanda. Insomma, che l'opposizione abbia qualche ragione per sospettare che il decreto vada a coprire col «top secret» qualche marachella edilizia, è difficile negarlo.

Diciamolo: mostrare il documento ai membri del Comitato sui servizi, ritenuti da questo stesso governo così affidabili da esser stati informati via via di cose assai delicate (quali le indagini riservatissime sulla preparazione dell'attentato alla nostra ambasciata a Beirut o le operazioni delicatissime predisposte per liberare i nostri ostaggi in Iraq) avrebbe spazzato via un po' delle tossine che avvelenano i rapporti tra destra e sinistra.

Letta ha spiegato invece che in situazioni di rischio Villa Certosa è stata «individuata come sede alternativa del governo» per assicurare «l'incolumità» del premier e la «continuità dell'azione di governo». Quanto bastava perché i membri della Casa delle Libertà dicessero: bene così, allora non è necessario vedere il decreto. Anzi: hanno diffidato Bianco dal tornare a chiederlo. Il bello è che la pianta della tenuta, altimetrie comprese, è pubblicata nel libro dell'architetto Gianni Gamondi.

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