Dal Corriere della Sera (giovedì 27 gennaio 2005 di Gian Antonio Stella)

«Segretissimo». Come i documenti segreti del Politburo, i codici segreti dei missili atomici americani o il segreto di Fatima. Il decreto di Beppe Pisanu che blocca ogni inchiesta dei giudici sul porticciolo, le piscine e i lavori fatti alla Certosa, la villa sarda di Berlusconi, non può esser visto neppure dal Comitato per i servizi di sicurezza. Il quale, denuncia la sinistra, è stato in questi anni informato di tutto: tutto, meno i segreti di Porto Rotondo.

Segreti che a questo punto rischiano di paralizzare l'organismo parlamentare, quattro contro quattro, per la prima volta nella storia. Prossimo appuntamento, la settimana a venire. Ma il braccio di ferro rischia di farsi ancora più duro. Eppure, a vedere la legge del 7 novembre 1977 sui servizi segreti, tutto pare chiaro. Articolo 16: nel caso decida d'opporre il segreto di Stato, «il Presidente del Consiglio dei Ministri è tenuto a dare comunicazione, indicandone con sintetica motivazione le ragioni essenziali, al Comitato parlamentare». Il quale, se ritiene «a maggioranza assoluta dei suoi componenti infondata la opposizione del segreto, ne riferisce a ciascuna delle Camere per le conseguenti valutazioni politiche».

E così, infatti, era sempre andata. Prima. Al punto che più volte erano stati gli stessi capi di governo, ad esempio Francesco Cossiga, a riferire personalmente al Comitato le ragioni che li avevano spinti a prendere la decisione sotto esame. Una decisione rara. Molto rara. Presa, in tanti anni, soltanto una decina di volte e in casi spinosissimi quali l'affare Eni-Petromin, le intercettazioni telefoniche che riguardavano i terroristi baschi dell'Eta o i contatti nei giorni del sequestro Moro tra il colonnello Stefano Giovannone, l'Olp e le Brigate Rosse.

Tutte vicende molto complesse su cui il governo, dato anche il coinvolgimento quasi sempre di altri stati o leader stranieri, era riuscito comunque a trovare sempre una intesa col Comitato che tenesse innanzitutto conto degli interessi del Paese. Così rara è, storicamente, la scelta di opporre un segreto di Stato, che neppure una volta il governo, in questi quattro anni, s'era posto il problema. Nonostante siano stati anni difficili: l'attacco dell'11 settembre con tracce lasciate da Al Qaeda anche qua e là per la penisola, la guerra in Afghanistan, l'intervento in Iraq, il rapimento prima di Maurizio Quattrocchi e dei suoi compagni, poi di Enzo Baldoni e delle due Simone, la strage di Beslan, le inchieste rognosissime sui legami tra gli integralisti islamici presenti in Italia e il terrorismo internazionale...

Eppure mai, neppure una volta, Berlusconi aveva messo il timbro «top secret». Lo ha fatto sulla sua villa in Sardegna. Nel momento in cui la magistratura, dopo una serie di denunce delle opposizioni, aveva cominciato a mettere il naso sui lavori compiuti in questi anni, a partire dallo sbancamento di un tratto roccioso per costruire un pontile nascosto, ribattezzato dai cronisti «pontile alla 007». Ma non basta.

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