I brogli di uòlter e dei fighetti del loft

Appena conclusa la relazione del segretario, sale sul palco Arturo Parisi, uno dei fondatori dell'Ulivo prima e del Pd, e in questi mesi il più convinto nemico del riproporsi di correnti e cordate all'interno del Pd. La relazione, dice, "è una comprensibile difesa di quello che è stato fatto. Purtroppo, però, l'unico giudizio sul nostro operato e sulla dirigenza resta quello degli elettori a livello nazionale, a Roma e nella Sicilia". Sul fatto che "il Pd è l'Ulivo che si è fatto partito" come sostiene Veltroni, Parisi taglia corto: "Allora vuol dire che si è fatto male...(il Pd ndr)". Ma poi arriva al dunque. E il dunque è che "questa assemblea non ha il numero legale" e quindi "non può votare la Direzione nazionale". Nel padiglione, tra i delegati cala il gelo. Prima che Parisi salisse sul palco, Anna Finocchiaro ha spiegato che nel pomerigigo sarebbe stata votata la direzione, 120 persone di cui venti nominate da Veltroni. E che per questa elezione, "dalle 14 alle 17 sarebbero state accolte liste di nomi e proposte". Al momento, però, esiste una sola lista, il listone di Veltroni "composto - precisa Finocchiaro - su base proporzionale rispetto ai risultati delle primarie".

Insomma, una direzione precotta e lontanissima dal dibattito interno come invece chiede Parisi in nome della vera anima del Pd. "La direzione del partito è il suo Dna - attacca l'ex ministro della Difesa - e noi la stiamo facendo nascere da un equilibrio di correnti". Ecco perchè "si fa fatica a definire democratica questa assemblea". Parisi scende dal palco. Prende la parola il numero 2 Dario Franceschini per calmare le acque e difendere il criterio proporzionale con cui sarà composta la lista unica dei componenti della Direzione. "Non solleviamo questioni formali inutili che nascondono invece altre questioni sostanziali...". Parisi, che ascolta in piedi a pochi metri, serra la mascella, alza l'indice e va verso il palco, sotto Franceschini: "Non ti permettere di fare queste insinuazioni...". Mario Barbi, polo e zainetto sulle spalle, resta in platea e organizza la clac. "Qui non c'è il numero legale - grida - la verità è che non ci hanno permesso di presentare una nostra lista...". Parisi poi spiega che non lascerà il partito. Anche gli interventi dei delegati, a seguire, non raccontano di un clima migliore nella base del Partito democratico.

da la Repubblica.it

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20 giugno 2008 · Patrizio Oliva

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  • c0ccobill 21 giugno 2008 at 12:47

    Non so se voi, lettori, ve ne siete accorti.
    Ma La Repubblica di Ezio Mauro e di Eugenio Scalfari ha scaricato Uòlter.

    E' da un pò di giorni che la critica latente appare fin troppo evidente (scusate la cacofonia) negli articoli dei giornalisti di questo quotidiano.
    Sembra, ormai, un ordine di scuderia.

    Sia ben chiaro, si tratta di articoli che suonano per me, che ho sempre considerato un buffoncello viziato il "lider" del PD, come musica alle orecchie.

    Ma è anche vero, che per correttezza, un cambio editoriale così importante dovrebbe essere accompagnato da una dichiarazione di schieramento. Per chi parteggia La Repubblica? A chi sta tirando la volata contro Uòlter, un "lider" che dopo la scoperta dei buchi neri al Comune di Roma appare veramente impresentabile?

    Mah, aspettiamo e vedremo. Nel frattempo, però, si accettano scommesse.

    Ieri mi sembrava vivere in un film di fantascienza. La Repubblica è stata la prima a fornire notizia delle dichiarazioni di Alemanno sull'enorme buco al Comune di Roma.
    Un articolo che sembrava scritto da quelli del Giornale.

    Esilaranti i due paragrafi sulle note contabili della Ragioneria dello Stato e sul probabile intervento della magistratura a supporto delle pesanti accusa di Alemanno.

    Obiettività? Beh, conoscendo i polli mi sembra un pò troppa ....

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