I banchieri ci riprovano – Con la commissione di massimo scoperto un'altra conferma che per le banche le leggi di stato sono promulgate solo per essere eluse [Commento 1]

  • gianni favero 13 giugno 2009 at 11:13

    Ciò che è stato cacciato dalla porta è stato fatto rientrare silenziosamente dalla finestra, e fingendo di dare una mano in realtà le banche han­no trovato il sistema di guada­gnarci più di prima. Lo sostie­ne la Cna di Treviso che non ha dubbi: se da una parte è stata eliminata la commissione di massimo scoperto, dall'altra, e in modo unilaterale, è stata in­trodotta una coppia di altri ele­menti di costo che nella sola Marca penalizzeranno le impre­se per quasi 100 milioni di euro nel 2009. «Così non ci siamo» sbotta Giuliano Rosolen, diret­tore dell'associazione artigiana di Treviso. «Il sistema bancario ha trovato il modo di aggirare la ratio della norma che le ha co­strette a tagliare i costi sul ‘mas­simo scopertò inventandosi una tenaglia che alla fine sarà per i clienti azienda ancora più pesante». Si tratta, spiega Rosolen, del­l'applicazione di una percentua­le fissa dello 0,80% sull'affida­mento - vale a dire sulla quanti­tà potenziale di credito a dispo­sizione del cliente - indipen­dentemente dal fatto che lo si usi o meno, e del carico di un costo fisso per giornata di scon­finamento oltre l'affidamento stesso che va dai 5 ai 50 euro per giornata. Misure, fa poi no­tare il direttore, «che abbiamo notato essere assunte in modo pressoché contemporaneo, nel giro di poche settimane, da tut­ti i 18 istituti trevigiani conven­zionati con il nostro consorzio fidi».

    Circostanza che, evidente­mente, fa nascere più di qual­che cattivo pensiero. «Ci rivol­geremo al ministro dell'econo­mia, Giulio Tremonti, all'Osser­vatorio costituito in Prefettura ed alle stesse banche. Questi non erano i patti. E' stato svuo­tato il senso della legge n.2 del 2009 che elimina il massimo scoperto e adesso non abbia­mo difficoltà ad ammetterlo: così è peggio di prima». Con­corda Luca Cielo, presidente della «Piccola» di Confindu­stria Veneto. «Anche a tutte le nostre aziende sono arrivate co­municazioni in questo senso, alcune più dettagliate, altre sol­tanto preannunciando nuovi costi. Non posso certo dire che le banche abbiano fatto cartello ma il fatto che tutte assieme as­sumano provvedimenti tanto simili è almeno una curiosa coincidenza. Si tratta senza dub­bio di un segnale per nulla posi­tivo ed un fenomeno da arresta­re sul nascere».Per contrastar­lo, innanzitutto, per Cielo biso­gna coordinare gli interventi di tutte le associazioni di impren­ditori. «Da parte nostra abbia­mo dei tavoli già aperti con l'Abi per altre questioni - con­clude Cielo —. Faremo senz’al­tro presente che simili compor­tamenti sono inaccettabili». Monica Galvanin, presiden­te di Federveneto Api, pur non conoscendo i dettagli dell'inda­gine di Cna Treviso, dice di non essere per nulla sorpresa. «Che le banche tolgano di qua per mettere di là avviene dalla not­te dei tempi, certo posso affer­mare che in questo momento non stanno sostenendo le im­prese come dovrebbero.

    Le as­sociazioni devono vigilare di continuo, fare massa critica e denunciare anche per conto di chi singolarmente non ha la for­za di farlo». «Si, questi fenome­ni è sempre bene denunciarli ­è il parere di Giuseppe Borto­lussi, segretario di un'altra si­gla artigiana, la Cgia di Mestre ­ma credo anche che oltre alla denuncia vi sia anche la possibi­lità di intervenire». Per Bortolussi, in sostanza, l'arma a disposizione del clien­te, specie se organizzato in un'associazione, è quella della conoscenza e della libertà di scelta. «Sia chiaro, è fuor di dubbio che le banche ci prova­no sempre ad introdurre nei contratti servizi che non servo­no. Però se le conosci quelle banche le eviti. Per quanto sia possibile immaginare un cartel­lo di una quindicina di istituti, ricordo che di banche se ne aprono in continuazione, an­che straniere, quindi si posso­no anche cambiare».

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