Le comunicazioni di messa in mora del debitore

Nella filiera della cessione dei crediti le comunicazioni di messa in mora del debitore svolgono una duplice funzione:

  1. interruzione dei termini di prescrizione della esigibilità del credito;
  2. determinazione delle decorrenze da cui possono essere applicati gli interessi moratori.

Per questo motivo, dovrebbe essere  chiaro come solo la presa visione della comunicazione di messa in mora effettuata da ciascuna  cessionaria (beninteso, con allegata ricevuta AR secondo quanto previsto dalla legge)  possa consentire una ricostruzione fedele e probante (congiuntamente all'estratto  conto cronologico) dell'esposizione debitoria (comprensiva di capitale ed interessi) la cui ricopertura si intima al debitore.

Si comprende perfettamente come, in assenza di questi dati essenziali, il debitore non abbia alcuna possibilità di  accertare l'esatta consistenza della propria esposizione debitoria. Tanto più ciò è vero, se si tiene presente che in una catena di trasferimento del credito la società cessionaria assume a capitale esigibile l'importo vantato dalla società cedente, già gravato da precedenti interessi moratori.  Dopodichè chi acquista il credito si predispone, previo invio della prescritta comunicazione di cessione ed eventuale rimessa in mora, ad una ulteriore applicazione degli interessi moratori.

La proposta forfetaria di saldo a stralcio dei debiti pregressi e la promessa di "liberatoria"

Il quadro dunque risulta abbastanza complesso. Le società di recupero crediti, almeno quelle più consapevoli e rispettose dei diritti del debitore (ce ne sono tante) quando si trovano (e ciò accade più spesso di quanto si immagini) nell'impossibilità  di fornire al debitore prove certe del credito vantato, offrono al debitore un abbattimento forfetario di capitale ed interessi, il famoso "saldo a stralcio dei debiti pregressi".

Presentandolo come un affare da cogliere al volo per regolare, una volta per tutte, la propria esposizione debitoria. In più, viene prospettato, come ulteriore incentivo, il rilascio di una "liberatoria" che, presumibilmente (ma non sempre accade, come dimostreremo dettagliatamente nel seguito) dovrebbe servire ad ottenere la cancellazione dalle banche dati dei cattivi pagatori (CRIF, Experian, CTC).

Ma è davvero un affare concordare, a forfait, un saldo a stralcio di quanto dovuto, se il dovuto non è certo? La risposta è banale: io non troverei nulla di vantaggioso nell'accettare un saldo di 30 mila euro a stralcio di un debito di 50 mila euro quando poi, ad una verifica dei conti puntuale e precisa (eliminando anatocismi fuorilegge, sfondamenti delle soglie di usura, errori materiali di calcolo) potrebbe risultare  che l'importo dovuto si aggiri sui 15 mila euro. Per voi lettori, è questo un affare?

Ma passiamo alla liberatoria. Il debitore, sempre il nostro amatissimo  protagonista Pippo (lo ricordate?) aveva stipulato un contratto di finanziamento con la società A. Pippo comincia a non pagare con puntualità le rate e poi, addirittura,  ne sospende il pagamento. La società A, giustamente, segnala il fatto alla "Mò-te-lo-aggiusto-io-il-debitore" e questa iscrive Pippo nell'elenco dei cattivi pagatori.

Il credito viene ceduto alla società B, da questa passa alla società C e così via. Finalmente Pippo si decide a pagare alla società Z, ultima cessionaria del credito di Pippo, l'importo che questa asserisce di vantare. La società Z fornisce a Pippo la liberatoria: "Il sig. Pippo ha corrisposto alla società Z quanto dovuto". Pippo, finalmente libero dai debiti, spedisce il documento alla "Mò-te-lo-aggiusto-io-il-debitore" chiedendo la cancellazione del proprio nominativo dalla lista dei cattivi pagatori.  Dopo qualche tempo chiama la "Mò-te-lo-aggiusto-io-il-debitore"  per verificare che la pratica sia andata a buon fine. Dall'altra parte del telefono, un solerte impiegato gli risponde, più o meno così: "Stikazzi!!! La  segnalazione che la riguarda fu effettuata dalla società A. Non possiamo procedere alla cancellazione se la liberatoria non è rilasciata dalla società A. Ma, poichè qui alla  "Mò-te-lo-aggiusto-io-il-debitore" siamo tanto gentili e il debitore è al centro dei nostri interessi, se lei ci fornisce la documentazione attestante che la sua originaria obbligazione con A sia passata in capo a Z, noi effettueremo immantinente la cancellazione, nei tempi previsti dalla legge."

Povero Pippo. I tempi previsti dalla legge sono la bellezza di 36 mesi, che decorrono da quando, e soprattutto se, Pippo riuscirà a dimostrare  che aver soddisfatto Z equivale ad aver soddisfatto A. Ma ci riuscirà senza la documentazione che avrebbe dovuto chiedere alla società Z, e cioè le lettere di cessione del credito che avrebbero permesso di ricostruire la filiera dei passaggi? Io rispondo, con cognizione di causa, no, non ci riuscirà.

Pippo ha pagato 30 mila euro a saldo e stralcio dei debiti pegressi, invece dei 15 mila euro legalmente dovuti e, ironia della sorte, rimarrà iscritto a vita nella banca dati dei cattivi pagatori gestita dalla "Mò-te-lo-aggiusto-io-il-debitore".

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Commenti e domande dei lettori

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  • Francesco 22 maggio 2010 at 12:13

    Beh, caro Maurizio, è una questione di punti di vista. E lo affermo perchè, quando hai una veriazione in negativo del proprio reddito che neanche ti permette di arrivare alla fine del mese e nessuna proprietà intestata, le finanziarie (aka strozzini legalizzati) si attaccano!!!

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