Perchè non aspettare per avviare l'azione di recupero coattiva dei crediti di lavoro?

Sembra solo un detto popolare ma, purtroppo, è l'amara realtà: solo i creditori più aggressivi verranno soddisfatti.

Questo accade perché quando un'azienda collassa non c'è sufficiente patrimonio per accontentare tutti i creditori.

In tale frangente si deve perciò scegliere se vogliamo essere fra quelli che saranno pagati o se ci accontentiamo di restare fra quelli che rimarranno a bocca asciutta.

Aspettare troppo può allora voler significare che l'azienda è passata dallo stato di crisi al collasso e non c'è più altro da fare che proporre istanza di ammissione al passivo fallimentare per poi recarsi da qualche patronato a farsi compilare la domanda di erogazione da inoltrare al fondo di garanzia dell'INPS.

Il requisiti reddituali per l'ammissione al beneficio del gratuito patrocinio hanno purtroppo soglie molto basse (come accennato oggi è di € 10.628,16 di reddito imponibile: vds supra) e quindi può sovente capitare che il lavoratore, bisognoso di un avvocato per farsi pagare le retribuzioni insolute, non rientri nella soglia di ammissibilità.

Non si deve però disperare: ci sono altre soluzioni!

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Stai leggendo Perchè non aspettare per avviare l'azione di recupero coattiva dei crediti di lavoro? Autore Carla Benvenuto Articolo pubblicato il giorno 28 agosto 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 26 dicembre 2016 Classificato nella categoria recupero crediti di lavoro . Inserito nella sezione recupero crediti Numero di commenti e domande: 3

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