La realtà è un'altra - le banche dati occulte dei cattivi pagatori

La realtà  è invece un'altra: pare che molte finanziarie dispongano di  archivi “occulti”, dove i dati rimangono per sempre.

Comunque, a parte questi aspetti ancora tutti da verificare - e quindi da trattare con la necessaria cautela - è certo che le società private che gestiscono gli elenchi informatici dei cattivi pagatori (CRIF, Experian, CTC, Assilea ecc. ) sono sempre pronte ad appigliarsi al cavillo, al pretesto formale, pur di negare al debitore la cancellazione del proprio nominativo da quegli elenchi infamanti, vere e proprie liste di proscrizione. Infatti, i dati storici dei cattivi pagatori costituiscono materia prima per queste società, merce di scambio pagata a peso d'oro da banche e finanziarie, fonte di lucro tollerato, con troppa generosità, dai nostri legislatori.

E così capita magari che, dopo un accordo transattivo a saldo e stralcio, il debitore si veda negata la legittima (e sudata)  cancellazione dall'elenco dei cattivi pagatori. La società che gestisce l'archivio dei cattivi pagatori ritiene, peraltro arbitrariamente, che l'accordo transattivo non sostanzia un pagamento regolare del debito, non essendo stata corrisposta l'intera cifra capitale dovuta, maggiorata degli interessi legali e moratori contrattualmente previsti.

Ma figuriamoci: il creditore si ritiene soddisfatto dall'accordo transattivo raggiunto, firmando la liberatoria, e la società che gestisce i dati del cattivo pagatore no!

In sostanza l'accordo transattivo non viene considerato come un rimborso del debito, ma un attestato di morosità e sofferenze non sanate e pertanto passibile di un'attesa di altri 36 mesi dalla data in cui avviene l'aggiornamento dei dati (vedere tabella).

Ma, non erano 24 i mesi di purgatorio che dovevano trascorrere dalla firma dell'accordo transattivo? E, ammesso pure  che debbano essere 36, per quale motivo il debitore deve attendere altri 36 mesi d'inferno e non  i residui 12 , come porterebbero a concludere elementari operazioni aritmetiche? La risposta fornita è semplice:  nessuno ha mai comunicato al depositario dei dati relativi al finanziamento (CRIF, Experian, CTC, Assilea ecc.) la sottoscrizione dell'accordo a saldo e stralcio fra debitore e creditore. Ed allora la data da cui decorrono gli ulteriori 36 mesi che deve attendere l'inconsapevole debitore per vedere sancito il proprio diritto all'oblio  è proprio quella   in cui - dopo due anni dalla firma dell'accordo - egli stesso, ritenendo  di poter ottenere la cancellazione dei dati che lo riguardano, presenta l'istanza di cancellazione.

Morale della favola:  il povero debitore, dopo aver atteso due anni dalla data in cui ha ottenuto la liberatoria  dal creditore, presenta l'istanza di cancellazione e se la vede respinta. Il gestore degli elenchi gli riferisce che per veder cancellato il proprio nominativo, egli  dovrà attendere altri tre anni, da quel giorno.

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Stai leggendo La realtà è un'altra - le banche dati occulte dei cattivi pagatori Autore Ornella De Bellis Articolo pubblicato il giorno 8 agosto 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 26 dicembre 2016 Classificato nella categoria diritti del debitore Inserito nella sezione tutela dei beni del debitore del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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