Riferimenti normativi e di giurisprudenza sul pignoramento di stipendio e pensione

L'espropriazione presso terzi è disciplinata dal codice di procedura civile, nel suo aspetto particolare, dagli articoli dal 543 al 554. Altre norme (quelle di cui agli articoli 75, 76 e 77 del DPR 29 settembre 1973 numero 502) si occupano dell'espropriazione esattoriale presso terzi. Successivamente, per regolare il pignoramento presso terzi a fronte di debiti verso la P.A. (pignoramento esattoriale) è intervenuto anche l'articolo 3, comma 5 del DL 2 maggio 2012, numero 16.

La Corte di Cassazione, con le sentenze numero 4584 del 22 aprile 1995 e numero 5692 del 24 maggio 1995, ha stabilito che in presenza di crediti con origine, o aventi cause, diverse:

  1. crediti alimentari;
  2. speciali o qualificati (in pratica i crediti esattoriali);
  3. crediti vantati da banche, finanziarie e privati;

i creditori hanno la possibilità di pignorare simultaneamente lo stipendio del debitore, ma non oltre la metà del suo importo.

Gli ermellini hanno, dunque, ritenuto legittimo il pignoramento dello stipendio per una somma superiore al quinto e fino alla metà del suo importo netto nel caso in cui concorrano crediti aventi origine diverse o derivanti da cause diverse, nell'accezione appena indicata qui sopra.

Ne discende che quando vi sia una pluralità di crediti derivanti dalla stessa causa, o avente la medesima origine, il creditore intervenuto successivamente potrà soddisfarsi solo dopo l'estinzione dei debiti precedenti, sempre attraverso il pignoramento di un quinto dello stipendio.

Da segnalare, in controtendenza, una originale pronuncia del tribunale di Verona. A parere del giudice delle esecuzioni mobiliari di quel tribunale se il debitore ha lo stipendio già pignorato per crediti vantati da banche, finanziarie e privati, Equitalia non può procedere al pignoramento di un ulteriore quinto della retribuzione netta del debitore per crediti esattoriali (speciali o qualificati). Questo il contenuto di una sentenza depositata lo scorso 23 gennaio 2013.

Il caso vedeva un contribuente raggiunto da cartelle esattoriali che tra imposte, sanzioni, interessi di mora e aggi di riscossione ammontavano a un totale di circa 160 mila euro. In presenza di questi crediti speciali, Equitalia aveva dato avvio al pignoramento presso terzi (previsto dall'articolo 72-bis del dpr numero 602/1973) intimando all'azienda, presso cui il debitore prestava servizio come lavoratore dipendente, di saldare direttamente il credito, fino al suo totale rimborso.

La procedura di pignoramento del 20% dello stipendio netto, tuttavia, era già messa in atto da un istituto di credito (per una somma di 42 mila euro) nel 2010. Con una ordinanza del giudice dell'esecuzione era stata decisa l'assegnazione alla banca di un quinto dello stipendio netto mensile di spettanza del lavoratore (e dell'eventuale tfr in caso di cessazione dell'importo). Al momento dell'azione da parte di Equitalia, quindi, la retribuzione del debitore escusso risultava già gravata di una decurtazione di un quinto per effetto del pignoramento a beneficio della banca.

Per il giudice adito dal debitore il comportamento di Equitalia è da ritenersi illegittimo, in quando posto in essere in violazione dell'articolo 545 del codice di procedura civile. Staremo a vedere gli esiti di un eventuale ricorso da parte di Equitalia.

Per concludere, da un punto di vista storico, va anche detto che la pignorabilità dei crediti da lavoro dei dipendenti pubblici e privati è stata letteralmente sconvolta e tracciata, nel corso del tempo, dai ripetuti interventi della Corte costituzionale, alle cui sentenze si rimanda.

11 luglio 2011 · Rosaria Proietti

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