FERMO AMMINISTRATIVO - RICORSI, MOTIVAZIONI E ORGANI A CUI RIVOLGERSI

Molta giurisprudenza si è occupata della questione della natura dell'atto, a cui consegue la diatriba sull'organo competente per i ricorsi nonchè sulle procedure di opposizione fruibili. A tutto ciò sembravano aver messo la parola "fine" due recenti sentenze di Cassazione (n.2053/2006 e 14701/2006) che hanno fissato come organo competente per i ricorsi riguardanti la liceità del provvedimento il Giudice Ordinario.

La legge 248/2006 (che ha convertito il cosiddetto "decreto Bersani"), in vigore dal 12/8/2006, ha invece stabilito che tale competenza è del giudice tributario, ovvero delle commissioni provinciali tributarie. Una importante sentenza della CASSAZIONE CIVILE (n.14831 del 5/6/2008) ha chiarito in ogni caso (ed a chiusura, si spera, di molte incertezze ed interpretazioni discordanti) che la competenza dipende dalla natura del debito per il quale è stata emessa la cartella esattoriale e, di conseguenza, il preavviso di fermo.

In caso di debiti di natura tributaria (tasse, imposte, tributi vari, etc.) ci si deve rivolgere al giudice tributario, mentre negli altri casi (multe, contributi INPS, etc.) ci si deve rivolgere al giudice ordinario. La sentenza precisa anche che nel caso si sbagli organo, questo deve inoltrare la pratica all'organo competente, valutando appunto la natura del debito. Nel caso in cui il preavviso di fermo si riferisca ad una pluralità di debiti vanno presentati ricorsi separati.

E' bene ricordare che gli atti sono impugnabili per vizi propri o riguardanti le notifiche di quelli precedenti.

Oltre a motivi specifici (atto o procedura viziata, notifiche irregolari, etc.) molti ricorsi hanno riguardato temi più generali, come la carenza normativa già citata.

Riportiamo, in breve, i riferimenti delle sentenze più autorevoli riguardanti queste "carenze":

  • La mancanza, o comunque l'inadeguatezza, del decreto attuativo rende illegittimo il provvedimento: in questo senso è stata pronunciata la sentenza numero 392/2004 del Tar della Puglia;
  • lo stesso concetto è ripreso in un'altra sentenza del Tar del Lazio (n. 3402/2004) confermata dal Consiglio di Stato con ordinanza numero 3259 del 13/7/04. Tale sentenza aggiunge anche che è sospendibile il provvedimento con il quale è stato disposto il fermo amministrativo, qualora vi sia sproporzione tra l'importo dovuto ed il danno derivante al ricorrente dall'esecuzione del fermo amministrativo impugnato.

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Commenti e domande dei lettori

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  • angelina58 11 giugno 2014 at 18:05

    scusa. il mio stipendio netto è di mille euro, la pensione di invalidità è di 500 euro e la pensione di reversibilità è di trecento euro = 1800. Avevo sentito dire che la pensione di invalidità non la possono toccare, è vero?
    E che senso ha fermarmi l'auto se poi si prendono il 1/10 dello stipendio?

    • Simone di Saintjust 11 giugno 2014 at 21:58

      Lo stipendio viene pignorato nella misura di 100 euro mese.

      Poi ci sono 800 euro di pensione totale (invalidità e reversibilità). Il minimo vitale risulta impignorabile, ma questo vuol dire che una volta detratta dalla pensione la quota pignorabile (un decimo per debiti di tipo esattoriale pari a 80 euro) deve essere garantito al pensionato un residuo di almeno 500 euro mensili. Ora, 800 - 80 fanno 720 euro e siamo ben sopra il minimo vitale.

      Se Equitalia dispone il fermo amministrativo sul veicolo di proprietà del debitore è perché ritiene che il debitore possa pagare tutto il debito in un'unica soluzione o richiedere la rateazione. E quindi, in questa ipotesi, non avvia le procedure per il pignoramento di stipendio e pensione (anche perché una volta accordata la rateazione del debito, non può intraprendere altre azioni esecutive).

      Se, invece, Equitalia decide di pignorare i crediti del debitore presso terzi (stipendio e pensione nel suo caso) allora, certamente non applicherà il fermo amministrativo (del resto, non avrebbe senso farlo, dopo aver escusso comunque il debitore).

      Fermo amministrativo e pignoramento presso terzi (datore di lavoro e INPS) sono due strategie diverse ed alternative che hanno come unico obiettivo quello di ottenere il rimborso di quanto dovuto dal debitore.

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