Gli italiani si sentono poveri

Quasi tre italiani su quattro si sentono poveri e spendono con molta attenzione, ma il boom economico continua anche se in silenzio grazie ad una "minoranza vitale". Parola del Censis, che però nel suo Rapporto sulla situazione sociale del paese parla ancora di discriminazione sul lavoro per donne è immigrati. Promosse le fusioni bancarie. Internet? Sempre più diffuso, soprattutto tra i trentenni. POVERA ITALIA. Si spende meno per i prodotti alimentari e di più per i servizi, aumenta il ricorso alle rate, si va a caccia di sconti e di offerte promozionali, ma sempre con un occhio alla qualità. E allo stesso tempo non si fa a meno del cellulare. Il 74% degli italiani si sente ‘poverò e dopo l'introduzione dell'Euro che per il 90% ha infiammato i prezzi, rivede in un'ottica strategica il proprio budget familiare e i consumi. Il quadro complessivo è quello che, dopo anni di tensione sul fronte dei prezzi, il consumatore italiano è in crisi, disorientato, incapace di avere un rapporto rilassato con il denaro e a tratti spinto ad un consumismo piuttosto marcato. Dati alla mano, nel periodo 2000-2004, secondo gli italiani, i redditi reali sono cresciuti appena dello 0,5% annuo e cioè ben al di sotto dell'inflazione, e nemmeno per gli anni a venire si aspettano consistenti aumenti. Le spese per consumi nel periodo 2001-2006 hanno avuto invece un tasso medio annuo di crescita inferiore all'1%. Con il passare del tempo, il 74% dichiara quindi di avere meno risorse di quanto soggettivamente ritenuto necessario ed il 36% teme addirittura di correre il rischio di cadere in uno stato di povertà. Insomma, rileva il Censis, non c'è tanto o solo una crisi dei consumi quanto "una crisi del consumatore, impaurito all'idea di non disporre di risorse economiche sufficienti per far fronte alle proprie spese, impaurito dalla mancanza di certezze per l'immediato futuro".

ECONOMIA, DOMINA L'INERZIA. L'economia reale in Italia ha un andamento più che buono: cresce l'export manifatturiero, il fatturato delle imprese, la salute dei conti aziendali; cresce la voglia di successo (individuale e collettivo) degli imprenditori; cresce il PIL, che dovrebbe in questi ultimi mesi dell'anno avere una spinta dalla combinazione dei sopraccitati fattori di consolidamento. Insomma cresce l'orgoglio imprenditoriale di una superiorità rispetto alla finanza e alla politica. Ma c'è il debito pubblico a pesare come un macigno non solo sui conti, ma anche sulla libertà psicologica dei cittadini, i quali sanno di pagare ogni anno interessi per decine di miliardi di euro, sottratti alla loro voglia di fare". E' la cruda fotografia del Censis che ha presentato oggi il consueto Rapporto Annuale sulla situazione del Paese che individua nella dimensione finanziaria "la nuvola nera sovrastante la chiarezza di visione delle cose dell'economia reale". Le preoccupazioni sorte negli ultimi mesi - rileva il Rapporto - sono state via via ridotte e in parte superate. Almeno quelle a breve. Ma resta quella più angosciante, cioè il dissanguamento della ricchezza delle famiglie per pagare interessi sul debito. E mentre la minoranza industriale va per proprio conto operando con profitto e mietendo successi sui mercati internazionali, "il governo distribuisce ‘tesorettì ispirati più al risarcimento del passato che alla costruzione del futuro. La maggioranza resta nella vulnerabilità, lasciata a se stessa. Più rassegnata che incarognita, in un'inerzia di fondo che forse è la cifra più profonda della nostra attuale società". Rileva il Censis: "Dovunque si giri lo sguardo - sembra pensare l'italiano medio - facciamo esperienza e conoscenza del peggio: nella politica come nella violenza intrafamiliare, nella micro-criminalità urbana come in quella organizzata, nella dipendenza da droga e alcool come nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione delle burocrazie come nello smaltimento dei rifiuti, nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nella bassa qualità dei programmi televisivi. E' abituale allora ricavarne che viviamo una disarmante esperienza del peggio. Settore per settore "nulla ci è risparmiato". Di qui il richiamo del Censis a raccogliere la sfida e riavviare il cammino: "Sfida faticosa, ma sfida desiderabile, per continuare a crescere forse anche con un po' di divertimento; sfida realistica, perché non si tratta di inventare nulla di nuovo ma di mettersi nel solco di modernità che pervade tutti i paesi avanzati, ma specialmente sfida assolutamente necessaria per allontanare da noi un'inclinazione al peggio che oggi ci fa rasentare l'ignominia intellettuale e un insanabile noia".

LAVORO, IN RISALITA QUELLO TECNICO. Una ridotta capacità del mercato di produrre posti di lavoro, un protagonismo meno evidente del lavoro a termine e un rallentamento nell'accesso degli stranieri al gioco degli scambi economici caratterizzano lo scenario economico attuale. Accanto a queste valutazioni, si segnala "la costante riduzione del lavoro autonomo nel paniere italiano della condizione professionale": "Le posizioni di lavoro indipendente si stanno contraendo - si legge nel rapporto: - dal 2004 al 2006 il lavoro indipendente si è contratto di un valore pari allo 0,5%. Dal primo al secondo trimestre del 2007, questa stessa condizione lavorativa si è contratta ancora dello 0,5%, in continuità con un trend che sembra ormai segnare lo sviluppo del nostro mercato del lavoro". Si segnala inoltre la riscoperta delle professioni tecniche, a lungo penalizzate, rispetto a quelle intellettuali: tra il 2004 e il 2006, ben il 90% dei 584mila nuovi posti di lavoro hanno interessato profili tecnici intermedi, il cui incremento è stato in questi anni del 12%, quattro volte superiore a quello registrato dall'occupazione nel suo complesso. In particolare le professioni d'azienda (contabili, addetti al trattamento delle informazioni, corrispondendi in lingue, ecc.) sono aumentate di oltre 126mila unità (+12,3%), le professioni paramediche di 76mila unità (+15,1%), i tecnici delle scienze ingegneristiche di 59mila unità (+11,9%). Tra le profesioni "minori", in crescita i tecnici dei servizi sociali (+22,3%), i tecnici dei servizi ricreativi e culturali (+20,7&), le professioni del turismo (+21m9%).

DONNE AL PALO. Per quanto riguarda l'occupazione femminile, nonostante la creazione tra il 2004 e il 2006 di un milione di posti di lavoro per le donne, il tasso di occupazione femminile non ha registrato i livelli di crescita auspicati, passando dal 48,4% del 2000 al 50,8% del 2006 e confinando per l'ennesimo anno consecutivo l'Italia all'ultimo posto nella graduatoria europea del livello di attività. Il problema è la fuoriuscita delle donne dal mercato del lavoro, che sembra difficile arginare, specie al sud: sono state 100mila le donne del meridione, soprattutto giovani, che progressivamente dal 2000 al 2006 hanno abbandonato il mercato del lavoro o hanno rinunciato a trovare un'occupazione. "Non si può sottovalutare l'effetto disincentivante che può aver avuto sulla propensione a presentarsi sul mercato l'elevato ricorso a forme di lavoro flessibile che caratterizza il segmento femminile dell'occupazione, particolarmente quello di giovane età", osserva il rapporto. Nel 2006, su 100 donne che lavoravano, ben il 15,7% risultavano occupate in forme di lavoro atipico, con contratto a termine o di collaborazione, a progetto o occasionale. Infine, il problema degli infortuni sul lavoro: se tra il 2005 e il 2006 gli incidenti sono scesi dell'1,3%, crescono di altrettanto gli infortuni stimati nell'economia irregolare e gli incidenti mortali (che nel 2006 sono stati 1.302).

IMMIGRATI, BOOM DI ROMENI. Negli ultimi cinque anni, a fronte di una crescita media degli stranieri residenti in Italia dell'89,7% (da 1.594.373 del 2002 a 2.938.922 del 2006), quelli provenienti dall'Europa del'est sono cresciuti del 134,2% e i romeni del 260,1%, passando dai 95.039 del 2002 ai 342.200 del 2006 e diventando la terza comunità in Italia per numero di residenti. "Di pari passo con la crescita delle presenze, vi è stato un aumento dei romeni sulla scena del crimine - si legge nel rapporto. - Nel periodo 2004-2006 i cittadini romeni compaiono al primo posto tra gli stranieri denunciati per numerosi reati, come i furti con destrezza (37% degli stranieri denunciati e 24,8% del complesso dei denunciati)". All'aumento dei romeni denunciati corrisponde una crescita costante dei detenuti romeni, che nel mese di giugno erano 2.267, vale a dire il 5,2& dei detenuti e il 14,5% di quelli stranieri.

INTERNET, E' MANIA. I giovani, dai 18 ai 29 anni di età, sicollegano ad Internet da casa; gli over 30 dal posto di lavoro. E solo l'11,7% degli anziani naviga in rete. L'80% dei 21 milioni di internauti si connette dalla propria casa: di questi, il 48,2% sono giovani. Chi ha tra i 30 e i 44 anni, invece, tende a collegarsi solo dall'ufficio (11%), anche se il 20% lo alterna alla connessione casalinga. Pochi invece gli anziani che si avventurano nel'cyber-mondò , anche se sono in aumento rispetto al passato. Il popolo degli internauti cresce sempre di più: ben 21 milioni di italiani usano Internet, di cui quasi la metà ha più di 18 anni. L'internauta italiano è uomo ed è giovane: oltre la metà di chi si collega alla rete, infatti, è uomo e l'80% ha un'età tra i 18 e i 29 anni e naviga su Internet prevalentemente per cercare informazioni e scambiare e.mail, file musicali o filmati. Solo un terzo del popolo di Internet è composto da donne, che entrano nel mondo online soprattutto per prenotare e organizzare viaggi (38% contro il 29% degli uomini).

7 dicembre 2007 · Patrizio Oliva

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