Concetto di bisogni della famiglia

Individuare che cosa s’intende per “bisogni della famiglia” si presenta fondamentale per la determinazione dell'operatività del Fondo patrimoniale.

La definizione del concetto di “soddisfacimento dei bisogni della famiglia” comporta l'individuazione di un aspetto soggettivo ed uno oggettivo.

Da un lato occorre, infatti, individuare la famiglia a cui ci si riferisce e in seguito tracciare i confini di ciò che si intende per “bisogni”.

Dal punto di vista soggettivo il riferimento normativo è fatto alla famiglia legittima; restano quindi escluse dalla disciplina in esame le convivenze di fatto.

La dottrina ritiene che siano compresi i figli legittimi, naturali ed adottivi dei coniugi, minori e maggiorenni non autonomi patrimonialmente, e anche gli affiliati ed i minori in affidamento temporaneo; in quest’ultimo caso in considerazione del fatto che i coniugi sono tenuti al mantenimento di tali soggetti.

Dal punto di vista oggettivo è ormai acquisita in dottrina una certa ampiezza del concetto di bisogni della famiglia: i “bisogni” sono riferiti non solo alle spese per le necessità primarie, ma anche alle spese per assicurare il tenore di vita prescelto dai coniugi.

Questa definizione “allargata” presenta però alcune incertezze: il concetto di “tenore di vita” ha poco d'oggettivo, costituisce, infatti, decisione dei coniugi e così anche il suo rapporto più o meno elevato rispetto alle possibilità economiche della famiglia.

Inoltre la scelta dello stile di vita può mutare nel corso del rapporto matrimoniale e non sempre è frutto di una decisione espressa.

La giurisprudenza di merito ha inteso il riferimento ai bisogni della famiglia come a quelle necessità connesse col ménage domestico-familiare secondo le condizioni economiche e sociali della famiglia stessa (Trib. Parma 7.1.97).

La giurisprudenza di legittimità ha fornito un'interpretazione più estensiva della nozione, ricomprendendo in tali bisogni anche quelle esigenze volte al pieno mantenimento ed all'armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi (Cass. 134/84).

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