Azione revocatoria di atti del debitore effettuati prima e dopo l'insorgenza del credito

Se l'azione revocatoria ha per oggetto atti del debitore posteriori al sorgere del credito, ad integrare l'elemento soggettivo di un intento fraudolento è sufficiente la semplice conoscenza nel debitore e nel terzo acquirente del pregiudizio che l'atto arreca alle ragioni del creditore.

Se l'azione revocatoria ha per oggetto atti del debitore anteriori al sorgere del credito, è richiesta, quale condizione per l'esercizio dell'azione revocatoria, la dolosa preordinazione dell'atto da parte del debitore al fine di compromettere il soddisfacimento del credito e, in caso di atto a titolo oneroso, la partecipazione del terzo a tale pianificazione.

L'anteriorità, ovvero la posteriorità del credito, rispetto all'atto dispositivo che si intende revocare, muta radicalmente la tipologia di richieste e di eccezioni su cui il giudice è chiamato a pronunciarsi, nonché dei fatti controversi e probatori relativi alla proposta azione revocatoria. Nel primo caso dovendosi allegare e provare il dolo generico e la consapevolezza, da parte del debitore e del terzo, del possibile danno che possa derivare al creditore dall'atto dispositivo. Nel secondo scenario, invece, bisogna dimostrare la consapevole volontà del debitore e del terzo di pregiudicare le ragioni del creditore.

Dunque, quando il credito sia sorto in epoca successiva all'atto che si chiede di revocare, al creditore non è sufficiente provare l'esistenza di un credito certo, liquido ed esigibile, ma deve dimostrare la dolosa preordinazione della vendita del bene al fine di pregiudicare le proprie ragioni.

Questi i contenuti della sentenza numero 13446/13 della Corte di Cassazione.

21 agosto 2014 · Ornella De Bellis

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