Fondo patrimoniale e trust – è possibile davvero non pagare i debiti a creditori e fisco?

La regola generale è che l'imprenditore individuale risponde dei debiti relativi alla propria attività con tutto il suo patrimonio, e non solo con la parte destinata all'esercizio dell'impresa.

Per separare il patrimonio personale da quello dell'azienda è necessario ricorrere  agli strumenti che la legge mette a nostra disposizione.

Il sistema più utilizzato  è  la costituzione di una società di capitali  (srl o spa).  In questo caso la legge prevede che la società risponde dei debiti solo con il proprio patrimonio, quindi il socio rischia solo il capitale conferito, o comunque ciò che ha messo a disposizione dell'impresa.

Spesso, tuttavia, anche i soci della srl rinunciano di fatto alla limitazione di responsabilità sottoscrivendo delle fideiussioni a garanzia dei debiti della società, e dunque si trovano in una situazione non molto diversa da quella di una società di persone (snc e sas) laddove nulla garantisce la separazione del patrimonio aziendale da quello personale dei soci. Infine, anche l'amministratore di una srl o di una spa potrebbe trovarsi a dover rispondere in proprio per sanzioni o risarcimento dei danni derivanti dallo svolgimento della propria attività.

Le esigenze di sicurezza di tutti questi imprenditori (ed amministratori) che vorrebbero in qualche modo sottrarre ai rischi dell'attività d'impresa almeno una parte del loro patrimonio personale (prima di tutto la casa di abitazione)  possono essere soddisfatte con il ricorso a due istituti: il fondo patrimoniale e il trust.

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  • attilio de luca 29 luglio 2010 at 19:32

    Aveva costituito un fondo patrimoniale con la moglie per evitare il pignoramento della sua villa, a fronte di un debito con l'erario di oltre 2 milioni di euro. Ma questo non è bastato per sfuggire alle richieste del Fisco, in seguito a un accertamento che aveva rilevato, oltre a redditi milionari non dichiarati, anche il trasferimento fittizio della residenza nel Principato di Monaco.

    E' il caso di un contribuente riminese, formalmente domiciliato a Montecarlo, il cui fondo patrimoniale è stato dichiarato "inefficace verso il Fisco" dal Tribunale di Bologna. In base a questa pronuncia il mancato pagamento del debito con l'Amministrazione finanziaria comporterà il pignoramento dell'immobile da parte di Equitalia. E' giunta così al termine una lunga controversia con l'Amministrazione finanziaria, iniziata nel 2001, quando un accertamento fiscale aveva portato alla luce compensi non dichiarati per sponsorizzazioni e cachet professionali, per un importo complessivo di oltre 7 milioni di euro.

    In seguito ai controlli dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza, era stata dichiarata "fittizia" la residenza del contribuente nel Principato di Monaco, dove risultava formalmente residente mentre di fatto manteneva in Italia il centro degli interessi affettivi ed economici. Per estinguere il debito con il Fisco, nel 2003 il contribuente si era avvalso del condono, senza però pagare i 2 milioni di euro dovuti. Successivamente aveva costituito il fondo patrimoniale con il coniuge, contro il quale l'Ufficio Riscossione della Direzione Regionale Emilia-Romagna ha presentato l'azione revocatoria che ha portato alla sentenza del Tribunale.

    "La sentenza del Tribunale di Bologna - dichiara il Direttore Regionale dell'Agenzia delle Entrate Emilia-Romagna, Antonino Gentile - non solo rende merito al lavoro svolto dai nostri funzionari, ma premia anche la sinergia istituzionale che l'Agenzia delle Entrate sta costruendo con Equitalia, all'interno di un generale potenziamento dell'attività di contrasto all'evasione da riscossione". (AGI)