Fermo amministrativo - Contestazione

Ma si può contestare un fermo amministrativo? Questa domanda appare più semplice di quello che è.

In realtà, nonostante sia spesso sbandierata la possibilità di ottenere con facilità annullamenti del provvedimento o rimborsi danni, la questione è molto dibattuta e complessa, e la “giurisprudenza” abbonda, a volte in modo contraddittorio.

Il fatto è che la legge non è sufficientemente chiara in molti punti, a partire dall'identificazione della natura dell'atto (cautelare, esecutivo, amministrativo -vincolato o discrezionale o addirittura “misto”) fino ad arrivare, di conseguenza, alla determinazione dell'organo competente a gestire i ricorsi.

A ciò si aggiunge una discussa carenza normativa, nel senso che manca un chiaro ed adeguato decreto attuativo alla norma che prevede il fermo, ovvero precise ed attendibili disposizioni pratiche riguardo alla procedura. Diciamo discussa perché il legislatore è intervenuto in materia ed ha "sconvolto" quelli che parevano punti fermi stabiliti da varie sentenze, anche piuttosto autorevoli.

Ciò di fatto rende ancora più incerto l'esito di un ricorso fatto su tali basi.

Molta giurisprudenza si è occupata della questione della natura dell'atto, a cui consegue la diatriba sull'organo competente per i ricorsi nonchè sulle procedure di opposizione fruibili.

A tutto ciò sembravano aver messo la parola "fine" due recenti sentenze di Cassazione (n.2053/2006 e 14701/2006) che hanno fissato come organo competente per i ricorsi riguardanti la liceità del provvedimento il Giudice Ordinario.

La legge 248/2006 (che ha convertito il cosiddetto "decreto Bersani"), in vigore dal 12/8/2006, ha invece stabilito che tale competenza è del giudice tributario, ovvero delle commissioni provinciali tributarie. Una importante sentenza della CASSAZIONE CIVILE (n.14831 del 5/6/2008) ha chiarito in ogni caso (ed a chiusura, si spera, di molte incertezze ed interpretazioni discordanti) che la competenza dipende dalla natura del debito per il quale è stata emessa la cartella esattoriale e, di conseguenza, il preavviso di fermo.

In caso di debiti di natura tributaria (tasse, imposte, tributi vari, etc.) ci si deve rivolgere al giudice tributario, mentre negli altri casi (multe, contributi INPS, etc.) ci si deve rivolgere al giudice ordinario. La sentenza precisa anche che nel caso si sbagli organo, questo deve inoltrare la pratica all'organo competente, valutando appunto la natura del debito. Nel caso in cui il preavviso di fermo si riferisca ad una pluralità di debiti vanno presentati ricorsi separati.

E' bene ricordare che gli atti sono impugnabili per vizi propri o riguardanti le notifiche di quelli precedenti.

Oltre a motivi specifici (atto o procedura viziata, notifiche irregolari, etc.) molti ricorsi hanno riguardato temi più generali, come la carenza normativa già citata.

Riportiamo, in breve, i riferimenti delle sentenze più autorevoli riguardanti queste "carenze":

  • La mancanza, o comunque l'inadeguatezza, del decreto attuativo rende illegittimo il provvedimento: in questo senso è stata pronunciata la sentenza numero 392/2004 del Tar della Puglia;
  • lo stesso concetto è ripreso in un'altra sentenza del Tar del Lazio (n. 3402/2004) confermata dal Consiglio di Stato con ordinanza numero 3259 del 13/7/04. Tale sentenza aggiunge anche che è sospendibile il provvedimento con il quale è stato disposto il fermo amministrativo, qualora vi sia sproporzione tra l'importo dovuto ed il danno derivante al ricorrente dall'esecuzione del fermo amministrativo impugnato.

Molte contestazioni e sentenze riguardano poi la sproporzione che spesso c'è tra l'importo dovuto ed il danno che il provvedimento causa all'obbligato (per esempio il fermo di un auto che serve per lavorare a causa di un debito di importo piuttosto basso o comunque inferiore al danno causato al debitore).

In tutti i casi è determinante, se si pensa ad un ricorso, approfondire la questione a livello giuridico. Spesso può rivelarsi inevitabile, nonchè consigliabile, rivolgersi ad un avvocato.

Comunque, concludendo, va notato che secondo quanto affermato dalla Commissione tributaria provinciale di Torino, nella Sentenza 40 del 16/07/2008 la comunicazione del fermo amministrativo di un veicolo é sempre impugnabile: deve perciò contenere tutti gli elementi che permettano al contribuente di esercitare il proprio diritto di impugnazione.

La causa sottoposta all'esame del giudice tributario verteva sulla notifica di un fermo amministrativo scattato per il mancato pagamento di una cartella esattoriale per infrazioni al Codice della Strada.

Il ricorrente aveva impugnato l'atto ricevuto per la mancata indicazione del responsabile del procedimento e l'incompleta indicazione delle informazioni necessarie ai fini dell'eventuale ricorso.

Nonostante l'agente della riscossione avesse sostenuto in giudizio la legittimità del proprio operato, la Commissione aveva ritenuto fondato il ricorso proposto.

In base a quanto precisato dalla Commissione tributaria di Torino, la comunicazione di avvio della procedura di fermo amministrativo di beni mobili registrati, non ha natura di semplice avviso, ma dichiara un provvedimento di fermo riferito al veicolo del contribuente.

Tale provvedimento, emesso per il mancato pagamento di una somma richiesta, diviene esecutivo trascorsi 20 giorni dalla sua comunicazione notificata all'interessato con a/r.

A prova di ciò, la nota apposta sul provvedimento di fermo, con cui si informa il destinatario che è possibile impugnarlo innanzi ad una Commissione tributaria provinciale.

Pertanto, l'atto di fermo deve indicare chiaramente:

  1. natura del debito
  2. numero della cartella di pagamento che lo ha originato
  3. importo dovuto
  4. anno di riferimento del  ruolo
  5. indicazione del capoluogo di provincia in cui ha sede la CTP competente per l'eventuale impugnazione dell'atto

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