Fermo amministrativo - La vendita del veicolo

Chiunque fosse intenzionato ad acquistare un'autovettura sottoposta a fermo amministrativo deve sapere che non ha l'onere di accollarsi in nessun modo i debiti che hanno portato all'applicazione della misura cautelare.

È sempre il vecchio proprietario, che ha venduto la propria auto, a dover adempiere ai propri doveri fiscali.

L'acquirente, prima di comprare un'auto, deve controllare il certificato di proprietà emesso dal Pra per verificare che il mezzo non sia gravato da un fermo amministrativo. Se lo fosse, il nuovo proprietario non potrà circolare con il mezzo e potrà subire le conseguenze di un eventuale pignoramento.

Fino a quando il debito non sarà saldato o cancellato, per esempio con uno sgravio da parte dell'ente creditore, Equitalia può comunque attivare sul patrimonio del vecchio proprietario, ancora unico debitore, nuove azioni cautelari ed esecutive (nuovo fermo amministrativo, ipoteche, pignoramenti del conto corrente eccetera).

Il vecchio proprietario, con la vendita dell'auto non si libera anche dal debito, ma sarà destinatario di nuove procedure propedeutiche alla riscossione dei debiti presenti nella cartella di pagamento.

Questo in teoria.

Nella realtà il vecchio proprietario, pur restando per legge il debitore, diventa spesso difficilmente raggiungibile da chi ha commesso l'imprudenza (date le carenze degli archivi pubblici e la scarsa professionalità di non pochi commercianti, protrattesi fino a qualche anno fa) l'ingenuità o ha avuto la sfortuna, di acquistare il veicolo sottoposto a fermo amministrativo.

Il fermo amministrativo è un atto tramite il quale le amministrazioni o gli enti competenti (si va dall'Agenzia delle entrate all'Inps, dalle Regioni ai Comuni) provvedono, tramite enti esattori, alla riscossione coattiva di crediti insoluti “bloccando” un bene mobile dell'obbligato.

Così, se il debito non è spropositato ed è legato a tributi o sanzioni in cui non è necessario paghi l'obbligato, è l'acquirente a farsene carico. Unico modo per poter usare il veicolo senza problemi.

Con l'occasione vale la pena di ricordare che il fermo amministrativo (indicato anche con il termine di ganasce fiscali)  consiste in una misura cautelare attivata da Equitalia attraverso la trascrizione del fermo, appunto,  del bene mobile registrato, per esempio, un'automobile nel Pubblico registro automobilistico, con conseguente divieto di circolazione.

Se, dopo il fermo, il debito continua a non essere pagato, Equitalia può sottoporre a pignoramento il bene fermato e venderlo all'asta.

A partire dal 13 luglio 2011, con l'entrata in vigore della legge 106/2011, di conversione del dl 70/2011, sono stati introdotti nuovi obblighi in materia di comunicazioni dall'Agente della riscossione. In particolare la stessa legge stabilisce anche che il debitore non è tenuto al  pagamento  di spese per la cancellazione del fermo amministrativo né all'agente  della  riscossione  né  al  pubblico  registro automobilistico gestito dall'Automobile  Club  d'Italia  (ACI)  o  ai gestori degli altri pubblici registri.

Infine, sempre a proposito di fermo amministrativo, ricordiamo che, con l'entrata in vigore della legge 106/ 2011, che ha convertito il dl 70/2011, sono state introdotte ulteriori procedure che Equitalia dovrà rispettare. In particolare, a partire dal 13 luglio 2011 per i debiti fino a 2 mila euro l'applicazione di misure cautelari ed esecutive, come il fermo amministrativo,  devono essere precedute dall'invio per posta ordinaria di due solleciti di pagamento, di cui il secondo a distanza di almeno sei mesi dal primo.

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