Conclusioni su fermo amministrativo - come vendere o demolire il veicolo

Insomma, il veicolo resta in un limbo: non è di nessuno, ma cosa ne viene al proprietario del veicolo sottoposto a fermo amministrativo?.

Le  procedure descritte non hanno alcun peso verso chi cede, ma sono tutte a carico e sotto la responsabilità di chi ritira il veicolo. A fronte di  richiesta da parte degli organi preposti (si pensi al bollo auto)  il proprietario deve riferire esattamente come sono andate le cose. Cioè che:

  1. ha utilizzato per necessità il veicolo;
  2. è rimasto appiedato perché  l'auto è andata in tilt in seguito ad  un guasto al motore oppure in conseguenza ad un accidentale uscita di  strada. In questo caso  bisogna anche aggiungere che non esiste un verbale di di polizia e/o dei vigili urbani in quanto non si sono verificati danni a terzi o a cose ad esclusione del veicolo di proprietà;
  3. ha allertato il  soccorso stradale che ha trasportato il veicolo presso la propria officina prendendolo  anche in custodia e deposito;
  4. dopo alcune settimane ha deciso di non procedere al ritiro del bene ritenendo la spesa necessaria di gran lunga superiore al valore commerciale del veicolo guasto o danneggiato nell'incidente;
  5. che ha sottoscritto un accordo stragiudiziale con il titolare della ditta di soccorso stradale, nonché creditore, sulla base di quanto disposto dall'articolo 2756 del codice civile;
  6. che è in grado di esibire  regolare  ricevuta di presa in carico del veicolo oltre alle fatture delle prestazioni rese dalla ditta  (soccorso e custodia temporanea)  e al formulario di smaltimento delle parti e della scocca.

Cosa ci guadagna il proprietario? Beh di solito gli regaliamo una bicicletta, almeno fino a quando Equitalia non deciderà di sottoporre a fermo amministrativo pure quelle ...

22 dicembre 2010 · Simone di Saintjust

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  • ecofran 23 settembre 2011 at 13:25

    mi scusi, forse mi sono espresso male.
    volevo sapere se esiste in tempo minimo per l'esercizio del diritto di ritenzione dal momento del deposito del veicolo, e inoltre se la perdita di possesso è obbligatoria, e in caso affermativo se deve farla il proprietario intestatario, o può presentarla il depositante in qualità di avente titolo? (esempio io ho in casa un veicolo da tre mesi, e il proprietario non intende ritirarlo e pagare le spese, quando posso iniziare la procedura?)
    grazie

    • dott.ssa Annapaola Ferri esperta e moderatrice 24 settembre 2011 at 21:06

      Si era espresso benissimo. Il fatto è che non abbiamo esperienza sufficiente sugli aspetti giuridici di suo interesse.

      Le posso citare due articoli del codice civile a cui può far riferimento: l'articolo 2756 sui crediti per prestazioni e l'articolo 2797 sul diritto alla vendita del bene.

      Insomma, la formula che si utilizza nelle attività di trasporto in deposito ed eventuali successive riparazioni è il seguente:

      In caso di omesso pagamento o ritardato ritiro restano impregiudicate le facoltà previste dalla legge a favore del Riparatore per la realizzazione del proprio credito per le prestazioni di riparazione e conservazione. In particolare, il Cliente riconosce espressamente che il Riparatore ha diritto di ritenzione per le spese di riparazione, manutenzione e custodia del veicolo sino a quando non sia stato soddisfatto integralmente il suo credito, e con espresso diritto alla vendita del bene secondo la procedura prevista per la vendita del pegno

      Articolo 2756 - Crediti per prestazioni e spese di conservazione e miglioramento. I crediti per le prestazioni e le spese relative alla conservazione o al miglioramento di beni mobili hanno privilegio sui beni stessi, purché questi si trovino ancora presso chi ha fatto le prestazioni o le spese. Il privilegio ha effetto anche in pregiudizio dei terzi che hanno diritti sulla cosa, qualora chi ha fatto le prestazioni o le spese sia stato in buona fede. Il creditore può ritenere la cosa soggetta al privilegio finché non è soddisfatto del suo credito e può anche venderla secondo le norme stabilite per la vendita del pegno.

      Articolo 2797 - Vendita del pegno. Prima di procedere alla vendita il creditore, a mezzo di ufficiale giudiziario, deve intimare al debitore di pagare il debito e gli accessori, avvertendo che, in mancanza, si procedera` alla vendita. L`intimazione deve essere notificata anche al terzo che abbia costituito il pegno. Se entro cinque giorni dall`intimazione non e` proposta opposizione, o se questa e` rigettata, il creditore puo` far vendere la cosa al pubblico incanto, o, se la cosa ha un prezzo di mercato, anche a prezzo corrente, a mezzo di persona autorizzata a tali atti. Se il debitore non ha residenza o domicilio eletto nel luogo di residenza del creditore, il termine per l`opposizione e` determinato a norma dell`articolo 166 Codice di Procedura Civile. Il giudice, sull`opposizione del costituente, puo` limitare la vendita a quella tra piu` cose date in pegno, il cui valore basti a pagare il debito. Per la vendita della cosa data in pegno le parti possono convenire forme diverse.

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