Vendita o demolizione del veicolo sottoposto a fermo amministrativo - Sfatiamo una leggenda metropolitana

Diamo subito la parola a "Ricambio" - sapremo così che un veicolo sottoposto a fermo amministrativo può circolare quasi liberamente

Innanzitutto, caro C0cc0bill,  mi consenta di fare una precisazione sulla sua ricostruzione. Mi riferisco a quanto afferma al punto 9) dello "scenario possibile".  Lei scrive  "tutti sappiamo che una macchina sottoposta a fermo amministrativo non può circolare". Non è esattamente così. Circolando con un veicolo sottoposto a fermo amministrativo si rischia una sanzione fino 740 euro se si viene fermati da un organo di polizia e fino a 2400  euro  qualora si resti  coinvolti in un incidente con terzi. E  sempre che il fermo amministrativo venga rilevato da un controllo, anche successivo.

Il Ministero dell'Interno, con la circolare del 25.01.08 numero m/6326150,  chiarisce - a mio avviso doverosamente - che al conducente che guida un veicolo sottoposto a fermo fiscale sarà applicata solamente una sanzione amministrativa. Il Ministero con questa circolare spiega che il fermo fiscale non rappresenta "una vera e propria violazione delle norme del codice della strada, ma una misura prevista a garanzia di un credito".

E dunque, bisogna sfatare la leggenda metropolitana secondo la quale  non è possibile circolare con un mezzo sottoposto a fermo amministrativo oppure che è possibile farlo solo rischiando chissà quali sanzione penali. Il proprietario del veicolo, infatti, può decidere - giocando un po' con la fortuna -  di utilizzare il proprio veicolo sottoposto a fermo amministrativo anche ogni giorno.  E, soprattutto, non per questo - se dichiarerà di essere rimasto vittima di un guasto anche successivamente alla trascrizione del fermo - incorrerà in qualche sanzione.  Sono già state depositate varie sentenze di Cassazione in cui gli ermellini hanno stabilito che in caso di necessità è lecito e possibile usare il proprio veicolo, anche se sottoposto a fermo amministrativo.

La stessa avvocatura generale dello Stato ha anche chiarito che - in caso di violazione del fermo amministrativo - deve essere elevata soltanto la sanzione pecuniaria "senza procedere al sequestro del veicolo".  Solo successivamente (30/60 giorni) il verbale di accertamento della violazione  sarà inviato al concessionario della riscossione al fine di consentire il pignoramento del veicolo.  Con l'occasione verrà redatto un verbale con l'indicazione dei chilometri percorsi alla data e del luogo in cui  il proprietario dovrà provvedere alla custodia del veicolo  (adesso sottoposto a pignoramento, che è cosa diversa dal fermo).

E' questo il momento topico, quello dopo il quale qualsiasi utilizzo del veicolo è davvero sconsigliato e potrebbe comportare severe sanzioni penali per chi è alla guida e/o per il custode proprietario. In tale contesto un eventuale ricorso all'articolo 2756 del codice civile non potrà più essere invocato senza subire conseguenze tali da rendere nei fatti improponibile tutta l'operazione.

Richiedi assistenza gratuita sugli argomenti trattati nell'articolo

Richiedi assistenza gratuita o ulteriori informazioni su vendita o demolizione del veicolo sottoposto a fermo amministrativo - sfatiamo una leggenda metropolitana.

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.

  • ecofran 23 settembre 2011 at 13:25

    mi scusi, forse mi sono espresso male.
    volevo sapere se esiste in tempo minimo per l'esercizio del diritto di ritenzione dal momento del deposito del veicolo, e inoltre se la perdita di possesso è obbligatoria, e in caso affermativo se deve farla il proprietario intestatario, o può presentarla il depositante in qualità di avente titolo? (esempio io ho in casa un veicolo da tre mesi, e il proprietario non intende ritirarlo e pagare le spese, quando posso iniziare la procedura?)
    grazie

    • dott.ssa Annapaola Ferri esperta e moderatrice 24 settembre 2011 at 21:06

      Si era espresso benissimo. Il fatto è che non abbiamo esperienza sufficiente sugli aspetti giuridici di suo interesse.

      Le posso citare due articoli del codice civile a cui può far riferimento: l'articolo 2756 sui crediti per prestazioni e l'articolo 2797 sul diritto alla vendita del bene.

      Insomma, la formula che si utilizza nelle attività di trasporto in deposito ed eventuali successive riparazioni è il seguente:

      In caso di omesso pagamento o ritardato ritiro restano impregiudicate le facoltà previste dalla legge a favore del Riparatore per la realizzazione del proprio credito per le prestazioni di riparazione e conservazione. In particolare, il Cliente riconosce espressamente che il Riparatore ha diritto di ritenzione per le spese di riparazione, manutenzione e custodia del veicolo sino a quando non sia stato soddisfatto integralmente il suo credito, e con espresso diritto alla vendita del bene secondo la procedura prevista per la vendita del pegno

      Articolo 2756 - Crediti per prestazioni e spese di conservazione e miglioramento. I crediti per le prestazioni e le spese relative alla conservazione o al miglioramento di beni mobili hanno privilegio sui beni stessi, purché questi si trovino ancora presso chi ha fatto le prestazioni o le spese. Il privilegio ha effetto anche in pregiudizio dei terzi che hanno diritti sulla cosa, qualora chi ha fatto le prestazioni o le spese sia stato in buona fede. Il creditore può ritenere la cosa soggetta al privilegio finché non è soddisfatto del suo credito e può anche venderla secondo le norme stabilite per la vendita del pegno.

      Articolo 2797 - Vendita del pegno. Prima di procedere alla vendita il creditore, a mezzo di ufficiale giudiziario, deve intimare al debitore di pagare il debito e gli accessori, avvertendo che, in mancanza, si procedera` alla vendita. L`intimazione deve essere notificata anche al terzo che abbia costituito il pegno. Se entro cinque giorni dall`intimazione non e` proposta opposizione, o se questa e` rigettata, il creditore puo` far vendere la cosa al pubblico incanto, o, se la cosa ha un prezzo di mercato, anche a prezzo corrente, a mezzo di persona autorizzata a tali atti. Se il debitore non ha residenza o domicilio eletto nel luogo di residenza del creditore, il termine per l`opposizione e` determinato a norma dell`articolo 166 Codice di Procedura Civile. Il giudice, sull`opposizione del costituente, puo` limitare la vendita a quella tra piu` cose date in pegno, il cui valore basti a pagare il debito. Per la vendita della cosa data in pegno le parti possono convenire forme diverse.

    1 2