La comunione convenzionale

Tra le alternative per i regimi patrimoniale della famiglia, vi è la costituzione della comunione convenzionale, che rientra tra le convenzioni matrimoniali.

Le convenzioni matrimoniali sono dei veri e propri contratti (soggetti alle norme sui contratti in generale) attraverso i quali i coniugi possono sostituire al regime patrimoniale legale della comunione legale, dei regimi atipici non previsti della legge o previsti dalla legge come la separazione dei beni.

Le convenzioni matrimoniali possono essere stipulate in ogni tempo, anche dopo la celebrazione del matrimonio e possono essere sempre liberamente modificate con il consenso di tutti coloro che le hanno formate.
Originariamente era prevista l'autorizzazione del giudice al loro mutamento mentre ora, con una legge del 1981, questa necessità è stata soppressa.

Per la stipulazione delle convenzioni è prevista, pena nullità, la forma dell'atto pubblico.

E' vietato stipulare accordi che, in qualsiasi modo, tendano alla costituzione dei beni in dote così come è nullo ogni accordo diretto a derogare ai rispettivi diritti e doveri di contribuzione dei coniugi.

Il legislatore ha previsto che i coniugi possono, con un'apposita stipulazione matrimoniale, disciplinare in maniera diversa la comunione legale dando vita alla comunione convenzionale.

Non è valida una pattuizione che:

  • deroghi al principio che le quote spettanti ai coniugi nella comunione devono essere uguali;
  • deroghi al principio che l'amministrazione dei beni spetta ad entrambi i coniugi con pari poteri;
  • ricomprenda in comunione i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge, i beni che servono all'esercizio della professione di un coniuge, i beni ottenuti a titolo di risarcimento danno o la pensione ottenuta per la perdita totale o parziale della capacità lavorativa.

La stipulazione di una comunione convenzionale è finalizzata, in definitiva, o a ricomprendere nella comunione anche i beni personali (per esempio quelli di cui i coniugi erano titolari prima del matrimonio eccetto quelli che non possono far parte della comunione), o a far cadere nella comunione tutti i redditi, comunque prodotti, di ciascun coniuge.

20 aprile 2016 · Gennaro Andele

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