Estorsione: dal pizzo alla nuova criminalità economica

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Il codice penale definisce estorsione il delitto di chi con violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto. L'essenza del reato si concretizza nell'offesa alla libertà personale del soggetto passivo. Tipico esempio di estorsione è quello che consiste nell'ottenere un vantaggio patrimoniale indebito mediante minacce e atti intimidatori.

Le condizioni ambientali in cui l'estorsione oggi si manifesta nel nostro Paese e la complessa casistica in cui si realizza, rendono il fenomeno criminale particolarmente pericoloso sia per le singole vittime che per le comunità nel loro insieme. Limitata una volta ad alcuni contesti territoriali e ad alcune subculture (si pensi ai riferimenti letterari verghiani al “pizzo”), oggi l'estorsione, gestita sempre più spesso dalla criminalità organizzata, investe contesti territoriali sempre più ampi, mina la sicurezza di vasti settori sociali, produce danni all'economia locale e nazionale, determina costi sociali intollerabili.

Il delitto si differenzia da quello di rapina (con il quale presenta notevoli affinità), laddove nella estorsione la vittima continua a godere, malgrado la violenza o la minaccia, di una certa libertà di determinazione e un'effettiva possibilità di scelta, anche se la sua autonomia è coartata. Limitazione anche violenta della libertà personale (fino al delitto più efferato) e possibilità di scelta sono, dunque, i due termini, difficili e contraddittori, del problema. Da qualche tempo la società, e con essa gli organi dello Stato, hanno acquisito maggiore consapevolezza circa la necessità di non lasciare sola la vittima del racket, né di limitarsi alla doverosa repressione del fenomeno.

È importante però che questo processo di maturazione si consolidi con una crescita diffusa della cultura della legalità attraverso la conoscenza degli strumenti con i quali si può contrastare l'emergenza criminosa. L'attenzione dell'opinione pubblica per l'andamento dei fenomeni criminosi, concentratasi fino a qualche anno fa principalmente su criminalità organizzata e successivamente sui reati di natura politico-amministrativa, si è indirizzata negli ultimi tempi su una dimensione diversa dell'illegalità, costituita dalla criminalità diffusa in specifici contesti territoriali, soprattuto di carattere urbano. La percezione di un deterioramento generale delle condizioni di sicurezza è molto diffusa.

Ma l'esame attento dei fenomeni consente di dare una valutazione più articolata: l'aumento della criminalità negli ultimi anni riguarda solo determinati contesti territoriali e certi delitti. Per alcune tipologie, effettivamente, continua a livello nazionale, anche negli anni più recenti, la tendenza all'aumento del numero dei delitti denunciati. È il caso di alcuni tipi di furto, nei negozi e negli appartamenti, ed anche delle rapine in banche e negli uffici postali, delle estorsioni, dei delitti connessi all'uso di stupefacenti e soprattutto delle truffe, che alimentano una nuova forma di insicurezza nella sfera delle relazioni produttive e specificatamente commerciali. Le truffe e le estorsioni presentano, in particolare, una tendenza espansiva fortemente correlata con le caratteristiche di urbanizzazione del territorio; si riscontrano in particolare nei grandi comuni e tra questi nelle sei città con oltre 500 mila abitanti.

9 novembre 2007 · Loredana Pavolini

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