Quando al debitore fallito può essere concesso il beneficio della liberazione dei debiti (esdebitazione)

L'imprenditore dichiarato fallito (o il socio patrimonialmente responsabile, in modo illimitato e solidale, di società di persone dichiarate fallite) è ammesso al beneficio della liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori non soddisfatti a condizione che:

  1. abbia cooperato con gli organi della procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utile all'accertamento del passivo e adoperandosi per il proficuo svolgimento delle operazioni;
  2. non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura;
  3. abbia consegnato al curatore la propria corrispondenza di ogni genere, inclusa quella elettronica, riguardante i rapporti compresi nel fallimento;
  4. non abbia beneficiato di altra esdebitazione nei dieci anni precedenti la richiesta;
  5. non abbia distratto l'attivo o esposto passività insussistenti, cagionato o aggravato il dissesto rendendo gravemente difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari o fatto ricorso abusivo al credito;
  6. non sia stato condannato con sentenza passata in giudicato per bancarotta fraudolenta o per delitti contro l'economia pubblica, l'industria e il commercio, e altri delitti compiuti in connessione con l'esercizio dell'attività d'impresa, salvo che per tali reati sia intervenuta la riabilitazione. Se è in corso il procedimento penale per uno di tali reati, il tribunale sospende il procedimento fino all'esito di quello penale.

Tuttavia, anche se il debitore fallito soddisfa i requisiti appena elencati, l'esdebitazione non può essere concessa qualora non siano stati soddisfatti, neppure in parte, i creditori concorsuali.

In pratica, la procedura fallimentare deve essere stata chiusa a seguito della ripartizione di un attivo. In presenza di un riparto negativo, o quando non è possibile nemmeno far fronte ai costi della procedura (spese per il compenso del curatore e dei suoi assistenti), l'istanza per l'ammissione al beneficio dell'esdebitazione non è accoglibile.

E' poi rilevante, in tale contesto, anche la condotta assunta dall'imprenditore sottoposto a procedura fallimentare: risulta ostativo alla concessione del beneficio dell'esdebitazione, per esempio, l'aver rappresentato al curatore una situazione contabile dell'impresa fallita difforme dalla realtà (attraverso la distrazione dell'attivo o la presentazione di passività inesistenti). Oppure l'aver reso difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari aziendali.

L'istanza di esdebitazione deve essere presentata entro un anno dalla chiusura del fallimento.

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