Proposta per accordo di esdebitazione

La proposta non è ammissibile quando il debitore, anche consumatore, sia già soggetto a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dal presente decreto; abbia già fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, alle norme previste dallo stesso decreto; abbia già subito, per cause a lui imputabili, l'impugnazione e la risoluzione di un precedente accordo o la revoca e la cessazione degli effetti dell'omologazione di un piano di ristrutturazione presentato sempre fruendo delle norma previste nel decreto;  abbia fornito documentazione che non consente di ricostruire compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.

La proposta di accordo presentata dal debitore consumatore (piano del consumatore) prevede la ristrutturazione dei debiti ed il rimborso dei crediti anche mediante cessione dei crediti futuri.

Qualora i beni e i redditi del debitore non siano sufficienti a garantire la fattibilità dell'accordo, la proposta può essere sottoscritta da uno o più terzi che consentono il conferimento, anche in garanzia, di redditi o beni sufficienti per assicurarne l'attuabilità.

Unitamente alla proposta devono essere depositati, presso il Tribunale, l'elenco di tutti i creditori, con l'indicazione delle somme dovute, di tutti i beni del debitore e degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni, corredati delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e dell'attestazione sulla fattibilità del piano, nonché l'elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento suo e della sua famiglia, previa indicazione della composizione del nucleo familiare corredata del certificato dello stato di famiglia.

Alla proposta di piano del consumatore deve essere allegata una relazione particolareggiata dell'organismo di composizione della crisi che deve contenere:

    1. l'indicazione delle cause dell'indebitamento e della diligenza impiegata dal consumatore nell'assumere volontariamente le obbligazioni;
    2. l'esposizione delle ragioni dell'incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte;
    3. il resoconto sulla solvibilità del consumatore negli ultimi cinque anni;
    4. l'indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori;
    5. il giudizio sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata dal consumatore a corredo della proposta, nonché sulla probabile convenienza del piano rispetto all'alternativa liquidatoria.

Il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti, fissa immediatamente con decreto l'udienza, e provvede a comunicarla ai creditori. 

Fino al momento in cui l'eventuale provvedimento di omologazione diventa definitivo, le prescrizioni rimangono sospese e le decadenze non si verificano.

A questo punto, i creditori possono far pervenire, all'organismo di composizione della crisi, dichiarazione sottoscritta del proprio consenso alla proposta. Ai fini dell'omologazione è necessario che l'accordo sia raggiunto con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti. 

Non hanno diritto di esprimersi sulla proposta e non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza il coniuge del debitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta.

Va evidenziato che l'accordo non pregiudica i diritti dei creditori nei confronti dei coobbligati, fideiussori del debitore e obbligati in via di regresso né esso determina la novazione delle obbligazioni.

L'accordo cessa, di diritto, di produrre effetti se il debitore non esegue integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti secondo il piano alle amministrazioni pubbliche e agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie. 

L'accordo è altresì revocato se risultano compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le ragioni dei creditori. Il giudice provvede d'ufficio con decreto reclamabile, ai sensi dell'articolo 739 del codice di procedura civile, innanzi al tribunale e del collegio non può far parte il giudice che lo ha pronunciato.

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