Equitalia » Mazzette a giudici corrotti per annullare cartelle esattoriali

Equitalia » Mazzette a giudici corrotti per annullare cartelle esattoriali

Roma, mazzette a giudici corrotti per annullare le cartelle esattoriali di Equitalia.

Quaranta giorni per ottenere l'annullamento di una cartella esattoriale Equitalia di cinquantacinquemila euro. Trenta per la revoca della sospensione della patente. Ancor meno per la restituzione di un'auto sequestrata.

Era una giustizia celere e con esito sempre favorevole al ricorrente quella garantita, sotto pagamento di mazzette, dai due giudici di pace di Roma, arrestati lunedì dalla Procura di Perugia con l'accusa di corruzione di atti giudiziari: per i pm, avevano un metodo collaudato per mercificare la funzione giudiziaria.

Equitalia e giudici corrotti: la storia

E' nel 2012 che uno degli inquisiti annulla una cartella esattoriale da 55 mila euro, cancella l'ipoteca iscritta sull'immobile di un commerciante cinese e condanna Equitalia al pagamento di 2.100 euro di spese processuali.

I due indagati si auto assegnavano tempestivamente i procedimenti ed emettevano, in tempi altrettanto rapidi, provvedimenti favorevoli. Il tutto a danno della collettività.

Perché, quando ai tassisti abusivi in servizio a Termini venivano restituite patente e auto sequestrate, dietro il pagamento di mazzette tra i 2000 e i 4000 euro, spettava alla Prefettura pagare le spese di giudizio, in media 500 euro a sentenza.

Le motivazioni delle decisioni pilotate si trasformavano in assurdità giuridiche, così, quando i tassisti abusivi, in tempi record, si presentavano negli uffici della Polfer per ottenere il dissequestro delle auto, gli agenti scoprivano circostanze oggettivamente inverosimili a discolpa dei denunciati.

I tassisti, per esempio, non venivano considerati abusivi in quanto le persone che viaggiavano sulle loro auto erano parenti, anche se di nazionalità diverse, e non clienti.

O, peggio ancora, i colleghi che avevano presentato le contestazioni avevano preso un abbaglio, perché nessuno dei denunciati, secondo le sentenze, aveva lavorato senza regolare licenza. E così Marco l'egiziano, l'italiano Napoleone, e Paolo l'Egiziano sono tornati a Termini.

A firmare i provvedimenti che assolvevano i tassisti abusivi, alla fine, erano sempre gli stessi magistrati non togati: a difenderli sempre lo stesso avvocato, e a testimoniare a loro favore sempre la stessa persona: un tassista con licenza regolare ma, per soldi, complice degli abusivi.

Tutti ai domiciliari per corruzione in atti giudiziari.

L'avvocato che difendeva i tassisti abusivi nelle udienze truccate, intanto, è finito in carcere: lunedì ha ricevuto un'altra ordinanza per associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione e vendita di valori bollati contraffatti insieme ad altri 12 indagati, compresi i gestori della tabaccheria interna al Tribunale civile di Roma. Mentre i pm indagavano sulla corruzione, hanno scoperto che l'avvocato civilista e penalista, indaffarato a pilotare sentenze e ritirare bustarelle, corredava anche gli atti giudiziari con valori bollati taroccati che si faceva consegnare da un cancelliere del giudice di pace penale di Roma (anche lui in carcere).

Valori clonati in una stamperia nel napoletano, sequestrata dal pm di Roma Silvia Sereni. L'avvocato dei tassisti, interrogato ieri, dopo l'arresto per contraffazione, si è difeso asserendo si trattasse di una leggerezza e contestando l'accusa di associazione, affermava di non conoscere gli altri indagati.

Presto dovrà rispondere anche dell'accusa di corruzione.

30 dicembre 2013 · Patrizio Oliva

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