Equitalia e la nuova rateazione » Solo una frottola del governo?

Equitalia e la possibilità di pagare in 120 rate » Solo una frottola del governo?

Avere la possibilità di poter onorare a rate un debito con Equitalia è una chance veramente importante. La dilazione di una cartella esattoriale dà il tempo di recuperare risorse per chiudere i conti con l'agente della riscossione.

E, dunque, è comprensibile che in molti abbiano tirato un sospiro di sollievo quando, il 21 giugno 2013, è stato approvato il Decreto del Fare che, in teoria, dà la possibilità di dilazionare su 10 anni, fino a un massimo di 120 rate, i debiti con Equitalia.

Una chance importante, ma la situazione, è bene notarlo, è ancora tutta da definire.

Mentre la cronaca di questi giorni, come abbiamo visto nei precedenti articoli, ci riporta uno scandalo che mina, ancora una volta, l'immagine di Equitalia fuori c'è il mondo reale di chi non ce la fa più a pagare tasse, sanzioni e tributi e non si sogna nemmeno di corrompere qualcuno.

E che, pure, a qualche agevolazione avrebbe proprio diritto.

Peccato, però, che la novità sia ancora in alto mare. Scritta nero su bianco nel decreto del Fare, in realtà la dilazione del debito non è al momento operativa.

E non opera perché manca il decreto attuativo del ministero dell'Economia e delle finanze, che sarebbe dovuto essere emanato entro 30 giorni dalla legge di conversione del decreto legge 69/13, vale a dire entro il 20 settembre scorso. Ma tutto tace.

Mancando il decreto ministeriale, che deve dettare la disciplina dettagliata dell'agevolazione, la possibilità di allungare il pagamento del debito con Equitalia dalle attuali 72 rate mensili alle previste 120 resta solo una bella utopia.

Eventuali richieste di rateizzazione presentate in questi giorni sono concesse, dunque, solo per le canoniche 72 rate.

ntanto, però, la stessa Equitalia, con una direttiva del 1° luglio ha dato alcuni chiarimenti sulla disciplina che, si spera presto, diverrà operativa a tutti gli effetti.

Ad esempio, ha chiarito che il maggior termine di dilazione troverà applicazione anche per le rateizzazione in corso.

Che dunque, una volta emanato l'atteso decreto ministeriale e ovviamente sussistendone i presupposti, potranno essere rimodulate secondo la nuova disciplina più favorevole al debitore.

Sarà inoltre consentita la richiesta di una proroga della rateazione per altre 120 rate.

Quello che resta ancora oscuro, invece, è quale sia la documentazione da esibire per dimostrare la difficoltà incolpevole, legata alla avversa congiuntura economica, come chiede la legge.
E non è un dubbio da poco.

La spalmatura su 120 rate può essere concessa a chi si trova, per motivi diversi dalla propria responsabilità, in una accertata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica.

Questa condizione richiede che ricorrano contemporaneamente due requisiti molto rigorosi: l'impossibilità per il contribuente di assolvere il pagamento secondo un piano di rateazione ordinario (ovvero fino a 72 rate) e la valutazione della sua solvibilità in relazione al numero massimo di rate concedibili con le nuove disposizioni.

I requisiti, dimostrati documentalmente dal debitore, saranno accertati e valutati in una istruttoria dal cui esito dipenderà la concessione o meno della dilazione.

E a oggi non si sa ancora quali valori e documenti dovrà produrre il contribuente perché gli possa essere concessa.

Un altro punto critico della nuova disciplina dovrebbe preoccupare i debitori: il nuovo strumento costa molto.

La dilazione fino a 120 rate riguarda, infatti, solo i debiti iscritti a ruolo, dunque notificati da Equitalia al debitore con cartella di pagamento.

Sono in tanti a pensare che, per favorire veramente i contribuenti in difficoltà, sarebbe stato meglio concedere la dilazione prima, cioè al momento del ricevimento dell'avviso bonario di pagamento.

Le ragioni a favore di questa scelta sarebbero state molte: quando un contribuente omette di versare quanto dovuto, riceve dall'Agenzia delle Entrate una comunicazione (avviso bonario) con cui è richiesta l'imposta con interessi e sanzioni nella misura del 10%.

Le somme non pagate contenute in questo atto sono poi iscritte a ruolo e da quel momento diventano un credito di Equitalia che, successivamente, procederà con la notifica della cartella di pagamento.

In questo passaggio il conto si fa molto più salato: sugli omessi versamenti le sanzioni sono del 30% ed è calcolato anche l'aggio di riscossione all'8%.

Ciò significa che, se da un lato il contribuente con la cartella di pagamento può beneficiare di più tempo per pagare, dall'altro il suo debito diventa decisamente superiore.

30 settembre 2013 · Carla Benvenuto

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