Equitalia » Per la sospensione di una cartella pazza adesso basta un clic

Equitalia: la cartella esattoriale non deve essere pagata? Per la sospensione, da ora, basta un clic.

La crisi stringe la cinghia di famiglie e imprese. Equitalia, però, cerca almeno di alleviare le fatiche di chi è costretto a combattere gli errori dell'amministrazione fiscale.

Per bloccare una cartella esattoriale pazza, come ad esempio la richiesta di pagamento di quanto già versato al fisco oppure un importo non dovuto, d'ora in poi si basterà farlo comodamente con un un clic sul sito di Equitalia.

Lo ha annunciato la stessa società di riscossione spiegando che il fenomeno delle cartelle pazze è ormai un ricordo del passato.

Mini flash sulla Sospensione delle cartelle equitalia

La richiesta di pagamento contenuta nella cartella o nell'avviso (es. accertamento esecutivo, avviso di addebito) può essere sospesa in via amministrativa, giudiziale e, in alcuni casi, anche rivolgendosi direttamente a Equitalia.

La legge di Stabilità 2013 (legge numero 228/2012, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato) prevede la possibilità di sospendere la riscossione direttamente con Equitalia.

La nuova disciplina ha dato forza di legge all'iniziativa attivata da Equitalia nel 2010 con una direttiva interna (n. 10/2010), con cui si consentiva ai cittadini, in alcuni specifici casi, di rivolgersi direttamente a Equitalia per chiedere la sospensione della riscossione.

Secondo le nuove norme dal 1° gennaio 2013 Equitalia dispone la sospensione immediata dell'attività di riscossione qualora il cittadino presenti una specifica dichiarazione con cui attesti che le somme richieste dall'ente creditore, attraverso Equitalia, siano state interessate da:

  • prescrizione o decadenza del credito, prima della formazione del ruolo;
  • provvedimento di sgravio emesso dall'ente creditore;
  • sospensione amministrativa (dell'ente creditore) o giudiziale;
  • sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell'ente creditore, emesse in un giudizio al quale il concessionario per la riscossione non ha preso parte;
  • un pagamento effettuato, prima della formazione del ruolo;
  • qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito.

La dichiarazione deve essere presentata entro 90 giorni dalla ricezione del primo atto di riscossione utile che si contesta (cartella di pagamento e/o atto della procedura cautelare o esecutiva), accompagnata dalla documentazione che giustifica la richiesta (es. ricevuta di pagamento, provvedimento di sgravio, sentenza, ect) e da un documento di riconoscimento.

Non rientrano tra gli atti che possono essere oggetto di sospensione quelli non notificati dall'agente della riscossione (es. avviso di accertamento dell'Agenzia delle entrate o avviso di addebito dell'Inps) per i quali ci si deve rivolgere direttamente ai rispettivi enti creditori.

Sarà competenza esclusiva degli enti creditori, titolari delle somme richieste, verificare la regolarità della documentazione fornita dal contribuente e comunicare l'esito, positivo o negativo, delle verifiche sia al cittadino sia a Equitalia, alla quale dovrà anche essere inviato l'eventuale provvedimento di sospensione/sgravio/annullamento del debito.In caso di documentazione inidonea, l'ente informerà Equitalia per la ripresa dell'attività di riscossione.

Se dopo 220 giorni dalla presentazione della domanda l'ente creditore omette di inviare le comunicazioni descritte sopra, le somme contestate vengono annullate di diritto.

Nel caso in cui il contribuente produca documentazione falsa, ferma restando la responsabilità penale, si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell'ammontare delle somme dovute, con un importo minimo di 258 euro (articolo 1 - comma 541, legge numero 228/2012 ).

Restano valide le dichiarazioni già presentate a Equitalia prima delle nuove disposizioni introdotte con la legge di Stabilità 2013 attraverso il modello dell'ex direttiva numero 10/2010.

La sospensione amministrativa è disposta dall'ente creditore d'ufficio o su richiesta del contribuente, in attesa della pronuncia dell'ente sulla domanda di sgravio o che l'autorità giudiziaria emetta la sentenza sul ricorso. L'ente è tenuto a dare comunicazione del provvedimento all'Agente della riscossione.

In base al dl 70/2011, convertito con modificazioni dalla legge 106/2011, l'esecuzione forzata è comunque sospesa per un periodo di 180 giorni dall'affidamento in carico agli Agenti della riscossione (Adr) dell'accertamento esecutivo. La sospensione non si applica per le azioni cautelari e conservative e in presenza di fondato pericolo per la riscossione.

La sospensione giudiziale è disposta dal giudice (commissione tributaria o giudice ordinario) su richiesta del contribuente. Per la richiesta all'autorità giudiziaria occorre dimostrare l'apparente illegittimità dell'addebito e il pericolo di danno grave e irreparabile derivante dal pagamento della cartella/avviso. In base alle ultime disposizioni legislative (dl 70/2011, convertito con modificazioni dalla legge 106/2011), l'istanza di sospensione è decisa entro 180 giorni dalla data di presentazione della stessa.

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