Falsi dirigenti agenzia delle entrate: ultima infelice mossa governo

Il concorso ad hoc per i dirigenti illegittimi dell'Agenzia delle Entrate » Dopo la sentenza della Corte Costituzionale arriva la trovata del Governo: funzionerà?

Ricordate lo scandalo delle cartelle esattoriali firmate da falsi, ed illegittimi, dirigenti dell'Agenzia delle entrate? Sembra che il governo stia tentando, invano, di metterci una pezza sopra.

Per l'Agenzia delle Entrate, e i suoi dirigenti, sta per cominciare un vero e proprio terremoto.

Già, perché tutto è nato dal quel brutto pasticcio dei 1200 dirigenti dell'Agenzia delle Entrate dichiarati illegittimi dalla sentenza della Corte costituzionale del 17 marzo 2015.

Secondo i giudici, chi ha ricevuto la promozione sul campo, senza meriti, con un decreto del 2012 avrebbe dovuto fare un concorso e così anche tutta l'attività fino a quel momento svolta è stata messa in discussione.

Ora il governo sta tentando di metterci una pezza e nell'ultimo Consiglio dei ministri è stato deciso di bandire un concorso per esami entro il 2016.

Ma da marzo ad oggi è passato troppo tempo e ormai il caos è dietro l'angolo.

Cerchiamo di chiarire meglio tutta la vicenda, facendo un passo indietro e venendo a monte del problema.

Come è cominciato lo scandalo dei dirigenti falsi dell'agenzia delle entrate

Facciamo un tuffo nel passato cercando di spiegare da dove comincia questa brutta storia dei dirigenti illegittimi dell'agenzia delle entrate.

Tutto inizia più o meno dieci anni fa, a seguito di una riorganizzazione interna delle qualifiche, che ha comportato, presso gli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate, una carenza di dirigenti: figure necessarie, tra l’altro, per firmare gli accertamenti fiscali.

E cosi', senza bandire alcun pubblico concorso, i vertici dell’Amministrazione finanziaria hanno deciso di elevare, a tale ruolo, ben 767 funzionari.

Insomma, una promozione in carriera, ma senza i criteri di trasparenza imposti dalla Costituzione, secondo cui, invece, agli impieghi nella pubblica amministrazione, si accede solo mediante bando e successivo concorso.

Ora, come accennato, la giurisprudenza, chiamata a pronunciarsi su tale questione, ha ritenuto nulle le suddette nomine.

La prima sentenza nota, in ordine cronologico, e' quella del Tar Lazio del 2011, sebbene lo stesso problema fosse stato gia' sfiorato anche dalla Corte dei Conti.

È seguita la pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Messina e, per finire, quella del Consiglio di Stato.

A questo punto, pero', si e' corso ai ripari.

Cosi', per evitare una valanga di ricorsi che avrebbe potuto invalidare gli atti firmati dai falsi dirigenti, come appunto le cartelle esattoriali di Equitalia, nel 2012 e' intervenuta una legge, la 44/2012, che insieme ad alcuni cavilli inseriti nel decreto milleproroghe, ha sanato gli incarichi conferiti con tale metodo, almeno in attesa che venisse indetto un pubblico concorso.

La norma e' stata rinnovata di anno in anno fino a rendere, di fatto, detti incarichi non già' delle semplici sostituzioni momentanee, ma dei veri e proprio uffici a tempo indeterminato.

Secondo quanto si apprende dalla legge 44/2012, infatti, fermi i limiti assunzionali a legislazione vigente, in relazione all'esigenza urgente e inderogabile di assicurare la funzionalità operativa delle proprie strutture, volta a garantire un’efficace attuazione delle misure di contrasto all'evasione l’Agenzia delle dogane, l’Agenzia delle entrate e l’Agenzia del territorio sono autorizzate ad espletare procedure concorsuali per la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti.

Nelle more dell’espletamento di dette procedure l’Agenzia delle dogane, l’Agenzia delle entrate e l’Agenzia del territorio salvi gli incarichi già affidati, potranno attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata e’ fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso.

Gli incarichi sono attribuiti con apposita procedura selettiva. Ai funzionari cui e’ conferito l’incarico compete lo stesso trattamento economico dei dirigenti.

Successivamente, la legge di conversione del decreto milleproroghe 2012 ha introdotto una norma inquietante.

Si legge nel testo di legge, infatti, che la causa di nullità di una Cartella di pagamento priva dell’indicazione del responsabile del procedimento viene riconosciuta solo dal 1 giugno 2008.

Cosa vuol dire tutto ciò?

Come chiarito, il milleproroghe aveva stabilito che solo per i ruoli consegnati all'agente per la riscossione successivamente al 1° giugno 2008, la mancata indicazione del responsabile del procedimento comportava la nullità della cartella esattoriale. Dovendo, quindi, prescindere dalla data di notifica del ruolo, come poteva fare il contribuente a verificare se tale obbligo era stato rispettato?

Equitalia, praticamente, grazie alla salvata del governo, aveva avuto la possibilità di segnalare all'Agenzia delle Entrate l’esigenza di integrare il modello di cartella di pagamento, al fine di inserire in essa questa informazione.

In ogni caso, il problema non si poneva più per l’indicazione del responsabile del procedimento di emissione e notifica della cartella, in quanto Equitalia, sin dal mese di novembre 2007, aveva impartito alle società del Gruppo direttive finalizzate ad inserire tale indicazione.

La sentenza della Corte Costituzionale che ha ribaltato le norme e dichiarati illegittimi i dirigenti dell'Agenzia delle Entrate

Per chi non lo sapesse, una recente sentenza della Corte Costituzionale ha ribaltato le norme salva cartelle esattoriali e dichiarato illegittimi i dirigenti dell'Agenzia delle Entrate.

Come sancito dalla Corte Costituzionale con sentenza 37/2015, i dirigenti dell’Agenzia delle Entrate che hanno rivestito il ruolo di dirigenti di fiducia presso l’Amministrazione finanziaria, non perché avessero vinto il concorso ma solo per coprire dei posti vacanti per un certo periodo di tempo, sono tutti fasulli.

Come ampiamente chiarito, ma vale la pena di ribadirlo, il decreto legge del 2012 aveva tentato di porre rimedio alle cariche temporanee dei falsi dirigenti, prorogando il tempo di durata della loro carica provvisoria e di conseguenza sanando tutti i vizi di legittimità degli atti firmati dai dirigenti senza titoli.

Ma la Corte Costituzionale ha sconfessato il decreto legge, ed esprimendosi sulla questione di legittimità costituzionale, ne ha dichiarato la sua illegittimità.

Dunque, l’Agenzia delle Entrate, a far data dal 1992, per carenza di organo direttivo ha fatto ricorso a delle reggenze che sono per natura provvisorie ed ha illegittimamente autorizzato a firmare degli atti in qualità di dirigenti, dei funzionari pubblici senza qualifica né titoli né alcun conferimento di legge.

Questa evidente illegittimità eseguita dall'Agenzia delle Entrate è già stata censurata dal TAR Lazio nella precitata Sentenza, ma la logica conseguenza non può che essere l’inesistenza di tutti gli atti che questi funzionari reggenti, ma non dirigenti, hanno firmato e trasmesso.

L’Agenzia delle Entrate, dando incarico di dirigenti a semplici funzionari non in possesso della qualifica relativa, ha ecceduto nel suo potere di deroga a norme di rango superiori, al di fuori delle ipotesi tassativamente previste dalla legge, senza indicazione del termine di durata e senza che l’Ente abbia provveduto a bandire le procedure concorsuali per l’accesso alla qualifica dirigenziale.

Eppure la Costituzione è chiara quando esplica che agli impieghi nelle Pubbliche si accede per pubblico concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Cosa si evince da tutto ciò?

In tutti questi anni c’è stato un eccesso di potere e sviamento. L’Agenzia delle Entrate con quella delibera, ma ormai era prassi dal 1992, oltrepassava i limiti della propria autonomia regolamentare violando i principi fondamentali per l'acceso alla qualifica dirigenziale.

Si fa presente, inoltre, che è stato accertato nella sentenza del Tar del Lazio che ci sono 767 posti di Dirigenti coperti temporaneamente tramite incarichi ad interim o vacanti.

Insomma, più della metà dei dirigenti che hanno firmato gli atti in questi anni non avevano i poteri per farlo.

Le sentenze della Ctr lombarda in merito ai dirigenti illegittimi dell'Agenzia delle Entrate e sul danno erariale da essi scaturito

La sentenza della Commissione tributaria della Lombardia getta ulteriori ombre sulla questione dei dirigenti illegittimi dell’Agenzia delle Entrate.

La sentenza della Commissione Tributaria Provinciale della Lombardia numero 2842/15 del 22 giugno 2015 ribadisce che gli accertamenti fiscali firmati, o anche soltanto rilasciati su delega, da uno dei dirigenti illegittimi sono nulli.

E, cosa ancora più importante, la loro nullità può essere stabilita anche d’ufficio.

Inoltre la Commissione tributaria ha presentato un esposto alla Corte dei Conti perché, in questo pasticcio dell’Agenzia delle Entrate, vi sono i presupposti per il danno erariale.

In parole povere, l’Agenzia dovrebbe risarcire i cittadini in due modi: in primis per gli accertamenti nulli disposti dai dirigenti illegittimi, ma anche l’intera comunità per il buco creato nelle casse dello Stato a causa del mancato introito proveniente dagli accertamenti fiscali.

Proprio per questo, i giudici tributari della Lombardia hanno inviato alla Procura della Corte dei Conti un rapporto su eventuali responsabilità per danno erariale e alla Procura della Repubblica una denuncia per eventuali rilievi penali del giudice collegiale tributario che abbia omesso le doverose denunce.

E’ ovvio che l’Agenzia delle Entrate farà ricorso in Cassazione e, in questa sede, l’esito del processo potrebbe essere ribaltato.

In caso contrario, l’Agenzia con il suo esercito di dirigenti illeggitimi sarà chiamata a colmare il buco creato nelle casse dello Stato.

Anche la Corte di Giustizia Europea interviene e rincara la dose nell'ambito dei dirigenti illegittimi dell'Agenzia delle Entrate

Ultimo intervento giurisprudenziale in ordine cronologico, sulla storia dei dirigenti fasulli dell'Agenzia delle Entrate, è quello della Corte di Giustizia Europea.

Per la Corte di Giustizia, il contribuente non deve allegare alcuna prova quando contesta vizi di forma come la mancanza di poteri del dirigente che ha firmato l’accertamento fiscale: spetta all'Agenzia delle Entrate la prova contraria.

Questa la decisione dei Giudici di Lussemburgo che si evince dalle sentenze C-129/13 e 130/13.

Accertamenti fiscali nulli perché firmati da falsi dirigenti dell’Agenzia delle Entrate: sono parole che fanno tremare la terra, quelle che escono dalla Corte di Giustizia Europea che appella i funzionari del fisco come usurpatori di funzioni pubbliche, in quanto hanno sino ad oggi firmato degli atti arrogandosi poteri di una qualifica superiore che, in realtà, come definitivamente sancito dalla Corte Costituzionale, non avevano mai conseguito con un regolare concorso.

Seguendo il principio fornito dai giudici Ue, il contribuente ha gioco facile in causa: infatti, ogni volta in cui questi contesti un vizio formale di un atto fiscale, come, appunto, la carenza di poteri di chi lo sottoscritto, non spetta a lui dimostrare i fatti a fondamento di ciò (ossia, procurarsi il curriculum vitae del funzionario), ma è piuttosto l’Agenzia delle Entrate che deve fornire la prova contraria (dimostrare, cioè, che il firmatario ha conseguito il posto a seguito di regolare concorso).

Così, il danno erariale è più che un sospetto: perché, operando in tal modo, l’Agenzia delle Entrate ha esposto al rischio di nullità, ormai confermata dai giudici di mezza Italia, i propri accertamenti fiscali, impedendo la riscossione dell’evasione fiscale e, peraltro, esponendo lo Stato alla condanna delle spese processuali.

Sembra, dunque, non ci sia modo, per il fisco, di riparare all'errore e chi non ha fatto ancora ricorso è sempre in tempo per agire, in quanto la nullità non conosce termini di decadenza e la relativa eccezione può essere sollevata in ogni stato e grado di giudizio.

L'ultimo disperato tentativo del Governo di arginare il maremoto scaturito dallo scandalo dei falsi dirigenti dell'Agenzia delle Entrate

Ci siamo, il governo corre ai ripari: ecco l'ultimo disperato tentativo di arginare il maremoto scaturito dallo scandalo dei falsi dirigenti dell'Agenzia delle Entrate.

Il governo ha deciso che per risolvere il problema aperto dalla sentenza che ha fatto decadere 800 funzionari dal ruolo dirigenziale sarà bandita una selezione per esami.

E secondo il sottosegretario Zanetti l'iter richiederà almeno un anno. Intanto i loro atti sono illegittimi.

E, come ampiamente documentato, sui dirigenti dell’Agenzia delle Entrate dichiarati illegittimi dalla Consulta pende anche la spada di Damocle di un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale.

Così, il governo ha stabilito che per sanare la situazione di stallo aperta dalla sentenza dello scorso marzo verrà indetto un concorso per esami, a cui potranno ovviamente partecipare anche tutti i funzionari che hanno svolto incarichi dirigenziali senza averne la qualifica. Una soluzione che, secondo loro, garantirebbe trasparenza e concorrenzialità dopo anni di opacità e proroghe indebite.

Peccato che per bandire la selezione, organizzare le prove e averne l’esito, è realistico che ci voglia almeno un anno a partire da adesso.

E, nel frattempo, le Commissioni tributarie provinciali e regionali continueranno a pronunciarsi sui ricorsi presentati dai contribuenti che ritengono illegittimi gli atti firmati dai dirigenti decaduti.

Che dire, guai neri in vista!

10 luglio 2015 · Andrea Ricciardi

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Stai leggendo Falsi dirigenti Agenzia delle Entrate: ultima infelice mossa Governo Autore Andrea Ricciardi Articolo pubblicato il giorno 10 luglio 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 30 aprile 2017 Classificato nella categoria attualità gossip politica del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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