Anche la Corte di Giustizia Europea interviene e rincara la dose nell'ambito dei dirigenti illegittimi dell'Agenzia delle Entrate

Ultimo intervento giurisprudenziale in ordine cronologico, sulla storia dei dirigenti fasulli dell'Agenzia delle Entrate, è quello della Corte di Giustizia Europea.

Per la Corte di Giustizia, il contribuente non deve allegare alcuna prova quando contesta vizi di forma come la mancanza di poteri del dirigente che ha firmato l'accertamento fiscale: spetta all'Agenzia delle Entrate la prova contraria.

Questa la decisione dei Giudici di Lussemburgo che si evince dalle sentenze C-129/13 e 130/13.

Accertamenti fiscali nulli perché firmati da falsi dirigenti dell'Agenzia delle Entrate: sono parole che fanno tremare la terra, quelle che escono dalla Corte di Giustizia Europea che appella i funzionari del fisco come usurpatori di funzioni pubbliche, in quanto hanno sino ad oggi firmato degli atti arrogandosi poteri di una qualifica superiore che, in realtà, come definitivamente sancito dalla Corte Costituzionale, non avevano mai conseguito con un regolare concorso.

Seguendo il principio fornito dai giudici Ue, il contribuente ha gioco facile in causa: infatti, ogni volta in cui questi contesti un vizio formale di un atto fiscale, come, appunto, la carenza di poteri di chi lo sottoscritto, non spetta a lui dimostrare i fatti a fondamento di ciò (ossia, procurarsi il curriculum vitae del funzionario), ma è piuttosto l'Agenzia delle Entrate che deve fornire la prova contraria (dimostrare, cioè, che il firmatario ha conseguito il posto a seguito di regolare concorso).

Così, il danno erariale è più che un sospetto: perché, operando in tal modo, l'Agenzia delle Entrate ha esposto al rischio di nullità, ormai confermata dai giudici di mezza Italia, i propri accertamenti fiscali, impedendo la riscossione dell'evasione fiscale e, peraltro, esponendo lo Stato alla condanna delle spese processuali.

Sembra, dunque, non ci sia modo, per il fisco, di riparare all'errore e chi non ha fatto ancora ricorso è sempre in tempo per agire, in quanto la nullità non conosce termini di decadenza e la relativa eccezione può essere sollevata in ogni stato e grado di giudizio.

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