I casi più gravi di pratiche scorrette verso i consumatori da parte dell'Eni

Di casi, come accennato, ce ne sono a migliaia: vi forniamo una rassegna delle storie che ci hanno colpito più profondamente, al fine che, possibilmente, non si ripetano più.

L'anziana di Mestre che vive al freddo senza gas

Un'anziana costretta a vivere al freddo perché l'Eni le ha chiuso improvvisamente il gas. Eppure lei è da anni che sollecita Eni in tutti i modi chiedendo di poter pagare ciò che le compete.

Esasperata e disperata, la donna, si è rifiutata di passare un'altra notte nella sua abitazione e ha deciso di stabilirsi, con tanto di valigia, negli uffici dell'Adico, fino quando l'Eni non si deciderà a ripristinare la sua utenza e a sistemare adeguatamente l'intera faccenda.

Tutto è cominciato nel 2011 quando la signora si è vista arrivare in casa tre bollette pazze intestate a un contatore diverso dal suo, e quindi ad un'altra utenza, sconosciuta, nella stessa via.

La signora ha immediatamente fatto notare il problema all'Eni, anche perché nel frattempo non le erano più arrivate bollette a lei correttamente intestate.

Non ricevendo riscontro, preoccupata, la famiglia ha nel frattempo messo in moto lo staff legale dell'Adico, Associazione Difesa Consumatori, che dal 2011 a oggi ha fatto tutto il possibile per mettere la parola fine alla vicenda: raccomandate di sollecito, diffide per richiedere l'invio delle fatture corrette e contestare il debito relativo allo scambio di utenze, lettere al Garante per l'Energia elettrica e il gas.

Tutte azioni che però purtroppo non hanno ancora sortito l'effetto desiderato, nonostante Eni abbia infatti già ammesso lo sbaglio non è però stato avviato alcun intervento risolutorio.

Salvo poi, qualche giorno fa, quello chiudere il gas per l'utenza domestica della signora.

Ancora una volta siamo di fronte a una vicenda al limite del paradossale. Tra l'altro stiamo parlando di un'interruzione di un pubblico servizio, ancora più grave dal momento che si tratta di una signora di una certa età appena rimasta vedova e che si ritrova sola, e con la casa inagibile.

L'augurio è che l'iter avviato dai legali possa arrivare presto a buon fine, e che la signora possa ottenere un equo risarcimento dei disagi subiti.

Le bollette salatissime di Campobasso

Niente bollette per anni poi, l'Eni manda il conto: fino a 10000 euro di gas a famiglia.

In una piccola frazione alle porte di Campobasso sono arrivate le fatture che non venivano recapitate da quando, anni fa, è stato installato il gpl.

Quando i residenti hanno aperto le buste hanno avuto un mancamento: l'importo minimo fatturato dall'Eni è stato infatti di oltre 3000 euro. A qualcuno sono state recapitate fattura da pagare anche di 10mila euro. La scadenza? Poco meno di un mese!

Raccontano i residenti che, dal momento in cui è stato istallato il gpl dall'Eni, le bollette non sono mai arrivate.

Nessuno dei consumatori delle frazione, tranne forse pochissime persone, ha mai ricevuto nulla.

Inutile, inoltre, è stato ogni tentativo di sollecitare il gestore a provvedere.

Quando gli utenti andavano negli uffici per segnalare il problema, gli veniva risposto che l'Eni aveva un problema sul terminale e non riusciva per questo a fatturare.

Questa storia è andata avanti per anni fino a quando a tutta la frazione di Santo Stefano sono giunte le bollette da 3000, 7000 e anche 10000 euro a famiglia, da pagare entro un mese.

Il problema è che i consumi ci sono anche stati, ma l'Eni non li ha calcolati correttamente.

Sui nuovi contatori istallati, infatti, la misura riportata è quella del metano, che, come è noto, viene calcolato in metri cubi. Il gpl, invece si misura in litri.

Non sapevano convertire da metro cubo a litro e così hanno prima fatto passare un sacco di tempo nonostante i nostri solleciti.

E poi si sono inventati un coefficiente applicato, nei loro conteggi, indipendentemente dalla temperatura esterna (il gpl si dilata o si restringe a seconda della stagione), e dall'Iva.

Insomma, i conti, è proprio il caso di dirlo, non tornano e ai residenti di Santo Stefano non resta che rivolgersi a un legale, non pagare per il momento, e fare una class action nei confronti del gestore Eni.

Gli incredibili casi abruzzesi

Come abbiamo chiarito, la società ENI S.p.A., dopo aver sottoscritto regolarmente un contratto per la fornitura di gas o energia elettrica con il cliente, spesso non invia le fatture, arrivando a cumulare periodi di consumo riferiti a diversi anni con cifre consistenti da dover pagare nel giro di qualche mese, perché l'ENI non concede dilazionamenti maggiori.

È la storia capitata ad un signore di Pescara che aveva attivato la propria fornitura gas con la Società ENI.

La stessa, però, ha iniziato a non inviare con regolarità le fatture a casa dell'utente.

In seguito, il malcapitato, si è visto inviare dall'ENI una bolletta con la quale la stessa conguagliava il periodo di blocco della fatturazione per diversi mesi, con un importo di quasi 3410,69 euro.

L'uomo questo punto, non avendo la disponibilità economica a poter pagare in un'unica soluzione la somma, contattava subito il servizio call center dell'ENI S.p.A. per chiedere una rateizzazione, ma si sentiva rispondere che oltre 4 rate mensili non si gli si potevano concedere.

Quindi, lo stesso,a vrebbe dovuto sborsare all'ENI S.p.A. una rata mensile per quattro mesi pari ad € 852,67 oltre interessi, rimanendo cosi senza soldi per la sopravvivenza della propria famiglia.

Un altro caso è quello di una donna che per quasi due anni non ha ricevuto le fatture per il proprio consumo gas.

Solo dopo diversi solleciti l'ENI ha inviato alla Signora una bolletta gas di conguaglio per il recupero dei quasi due anni di mancata fatturazione di oltre 2700,00 euro.

Anche la consumatrice, non avendo la disponibilità economica per poter pagare in un'unica soluzione l'importo, ha contattato il call center dell'ENI per chiedere una rateizzazione congrua, ma anche in questo caso le è stata rifiutata, costringendola a racimolare la somma occorrente e pagare l'intero importo onde evitare il distacco della fornitura.

È andata peggio, invece, a due persone: una di Montesilvano che dal mese di aprile 2011 non riceveva la bolletta del gas ed una di Pescara, che, invece, sta attendendo l'emissione della bolletta dal mese di dicembre 2010.

In tutti e due i casi i consumatori si sono adoperati per sollecitare più volte la problematica alla Società ENI S.p.A. per chiedere il ripristino del normale ciclo di fatturazione, senza però ad oggi ottenere soddisfazione, nonostante le continue rassicurazione da parte di ENI che puntualmente vengono disattese.

Quando l'Eni ti obbliga al distacco dall'utenza

Uno degli ultimi, ma non per importanza, casi che ci è stato segnalato proviene dalla Capitale.

Una famiglia romana aveva omesso il pagamento di alcune bollette del gas. Alcune non erano state pagate per disattenzione, altre, invece, per il solito caso di mancato invio da parte dell'Eni.

Così, a casa iniziano ad arrivare diversi conguagli con cifre astronomiche, difficili da onorare per una donna disoccupata e separata con due figli a carico, che vive grazie all'assegno di mantenimento del marito.

La signora, ingenua ed inesperta, in ottica della sua buona fede, pazienta per racimolare il denaro che le occorre per saldare le rate insolute.

Ma, prima che potesse farlo, in un pomeriggio di un sabato di mezza estate, si presenta a casa un tecnico dell'Eni, che con fare mafioso ed arrogante, le fa capire senza mezzi termini di dover chiudere la fornitura.

Se la donna si fosse rifiutata, il tecnico, a suo dire, avrebbe staccato il gas direttamente dall'impianto centralizzato. Fatto grave perchè, per la riattivazione, sempre parola dell'impiegato, sarebbero occorsi ben 6000 euro.

La donna, visibilmente spaventata, ha così acconsentito al distacco della fornitura direttamente nell'abitazione.

E qui inizia il calvario. La consumatrice, aiutata dall'ex marito, provvede subito alla corresponsione degli oneri mancanti. Ma non basta.

L'eni ha deciso di non volerla più come sua cliente. Inutile ogni tentativo di riappacificazione.

Dalla compagnia sono categorici: non li vogliono più, devono cambiare fornitura. Inoltre, anche se hanno pagato, devono essere loro a recedere dal contratto, in barba a tutte le disposizioni dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas.

Tra l'altro, ricordiamo come sia scorretto, e soprattutto illecito, chiudere una fornitura di gas in un giorno prefestivo, un sabato, come accaduto alla sfortunata signora.

Le conclusioni

A questo punto ci si chiede come può impunemente una Società come l'ENI non inviare le bollette ai consumatori e pretendere che lo stesso paghi l'intero importo a conguaglio nel giro di qualche mese, portando le famiglie sul lastrico, in un periodo di crisi economica grave come quello attuale

Il tutto, poi, in completa violazione delle Condizioni Generali di Contratto che l'ENI sottoscrive con i propri utenti, le quali si rifanno alle Delibere dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas.

Quest’ultime, la 229/01 per il gas e la 200/99 per la luce, infatti, dettano in maniera chiara che l'utente deve ricevere obbligatoriamente una fattura almeno ogni tre mesi per il gas e almeno ogni due mesi per la luce e in caso di conguagli che superino tale periodo agli stessi le Società erogatrici di gas e luce devono concedere una rateizzazione pari al numero di fatture che l'utente avrebbe dovuto ricevere e con una periodicità pari a quella di fatturazione.

Molte associazione dei consumatori hanno già più volte segnalato la problematica all'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas per i dovuti provvedimenti del caso e, inoltre, hanno avviato, tramite i loro uffici legali, azioni civili tese a chiedere il risarcimento del danno oltre le spese legali, nonché la risoluzione del contratto per inadempienza contrattuale.

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