Effetti collaterali di una mancata nomina alla CONSOB? - L'Antitrust contro il governo

Era il 25 giugno 2010 quando le agenzie di stampa riportavano il saluto della CONSOB al nuovo presidente  Antonio Catricalà.  Sappiamo come è andata a finire.

Sappiamo anche che la legge assegna (da tempo) all'autorità Antitrust la vigilanza sul conflitto d'interessi. Ma ancora a maggio 2010, il presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Antonio Catricalà, non si accorgeva che il vero proprietario di Mediaset svolgeva  anche le funzioni di ministro delle Comunicazioni, avendo Silvio Berlusconi assunto - dopo le dimissioni di Scajola - l'interim del ministero dello Sviluppo economico (che ha assorbito l'ex ministero delle Comunicazioni).

Ma qualcosa deve essere cambiato, evidentemente.  L'Antitrust, infatti, si schiera adesso, senza se e senza ma,  contro il decreto milleproroghe, ritenendo che attribuire al presidente del Consiglio il potere di prorogare o no il divieto di incroci proprietari tra giornali e tv successivamente al 31 marzo 2011 - come prevede il decreto - è inopportuno.

Alla luce della disciplina sul conflitto d'interessi, l'Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha inviato una segnalazione al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ai Presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani, auspicando che la disciplina del divieto di incroci sia sottratta alle competenze dell'attuale presidente del Consiglio.

Senza una modifica in questa direzione della norma, l'adozione o la mancata adozione dell'atto di proroga, anche senza integrare automaticamente una fattispecie di conflitto di interessi, dovranno essere valutati dall'Antitrust - spiega l'Antitrust - per verificare l'incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del presidente del Consiglio e il danno per l'interesse pubblico.

L'Autorità - si ricorda nella nota - già il 20 gennaio scorso aveva ricordato al Governo che l'estensione della validità temporale del divieto, direttamente disposta dal decreto legge, era stata esplicitamente auspicata dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per tutelare il pluralismo dell'informazione: per tale ragione, non poteva essere configurata come un vantaggio patrimoniale del Presidente del Consiglio. Tuttavia la disciplina di un settore sensibile come quello editoriale, richiedeva un atteggiamento di precauzione che evitasse l'attribuzione di ogni potere discrezionale in capo al premier.

Fa piacere annoverare Antonio Catricalà fra i paladini del conflitto d'interessi. Che dire: meglio tardi che mai ...

1 marzo 2011 · Patrizio Oliva

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