Economia islamica: una vera rivoluzione finanziaria e culturale

banca islamica

Anche il TG3 di sabato 7 marzo finisce col non fare eccezione e, pur informando sul convegno alla Facoltà di economia con Sami Al Suwailem (vicepresidente della Islamic Development Bank), è legato ai tempi contati dei servizi e finisce col fornire solo poche briciole al telespettatori sui contenuti straordinari della finanza islamica, e neppure tutti i più importanti.

Ci aiuta di più la pagina economica del “Secolo XIX” di giovedì 5 marzo, che vi invito davvero a procurarvi, con un articolo a firma Roberto Scarcella.

Il testo è corredato da una foto di una filiale della Islamic Bank con ingressi separati per uomini e donne (!), ma, a mia discolpa, devo dire che non sto portando in auge l'Islam per festeggiare l'integrazione tra i sessi o cos’altro.

Si tratta, invece, di prendere quello che c'è di buono da ogni parte del mondo e, a fianco di un sistema economico che stritola le risorse e si preoccupa del Dio denaro, c'è chi invece, attingendo al Corano, si promuove per aiutare il singolo e le sue iniziative.

Scarcella ha intervistato, tra l'altro, anche Alfredo Maiolese, dell'International States Parliament for Security and Peace e personaggio conosciuto della comunità islamica del capoluogo regionale, che si batte per realizzare l'apertura di uno sportello all'interno di una delle banche della città. Non ci credete ancora, vero, sui contenuti rivoluzionari di questo sistema bancario che, una volta che il progetto andasse a buon fine, non sarà aperto solo ai musulmani? E allora, in poche righe, parliamo del principio cardine di questo tipo di economia: vietati gli interessi, le banche dovranno sostenersi sui costi di servizio. E ancora, riportiamo testualmente da pag. 14: “… Se per esempio gli interessi sui mutui occidentali sono volatili, nella finanza islamica si concorda un prezzo al momento dell'acquisto dell'immobile e quello resta. Con un altro distinguo: se in Europa si diventa insolventi è facile perdere la proprietà della casa, o subire interventi da parte degli istituti di recupero crediti - spiega Maiolese -. La regola islamica impone che si faccia di tutto prima di arrivare a far perdere l'immobile. Si aspettano tempi migliori. E non sono rari i casi in cui lo stesso istituto di credito trova un lavoro a chi non ha più i soldi per ripagarsi la casa…”. Poi ci sono i casi di sponsorizzazione da parte delle banche di idee ritenute meritevoli. La banca ci mette il denaro e il cliente si occupa della sua realizzazione. Dividendi per entrambi i soggetti e se c'è una perdita è tutta per la banca. E i fallimenti? Se si è avuto un comportamento corretto durante l'attività non si è segnati per sempre e, con una nuova idea valida, si può ritornare a essere rifinanziati. Sì, non è proprio quello che succede nel nostro mondo… Però, mentre l'articolista parla adottando il tempo “futuro” (“Genova sarà anche la prima città italiana ad aprire con convinzione le porte alla finanza islamica…”), la sottoscritta, meno fiduciosa, avrebbe usato il condizionale. Della serie, finché non ci sarà, non ci credo. I colossi bancari italiani seguono altri principi.

di Laura Sergi

10 marzo 2009 · Antonio Scognamiglio

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