E l'oro di Napoli finisce al banco dei pegni ...

oro di napoli arturo pataneLa crisi infila anche la via dell´oro e della miseria.  San Biagio dei Librai, specchio antico della città. Si scontrano due Napoli. Le botteghe comprano, i poveri vendono. Il terribile 2009 ha cambiato qualcosa? Obiettivo nascosto e un gioiello che fingiamo di offrire: che dice la strada dei pegni?

Anello ritirato in piazzetta Orefici. Prestito gratuito per poche ore, in pegno una carta di credito American Express. Al gioielliere piace l´idea: «Andate a vedere quanti abusi». Anello da donna. Vale 700 euro, rubino centrale di 0,45 carati, brillantini di 0,19 di colore H, purezza IF (significa senza segni di inclusione), oro 5,30 grammi. È la scheda tecnica. Ma nessuno la chiederà.

Al numero 15 di San Biagio un ragazzo di 22 anni con orecchino a sinistra fissa l´anello come se non li avesse mai visti. «Io compro solo oro». Si insiste: un´amica ha bisogno di soldi subito. «Mi dispiace. Nessuno qui prende diamanti o pietre». E se si portasse un oggetto di solo oro? Ci pensa: «Bisogna pesare». Provi a dire una cifra, oro da 18 carati, badi bene. «Se è come dite voi, 13, massimo 14 euro al grammo, ma bisogna vedere». Ha la cassaforte vuota, con una figurina incollata della Madonna dell´Arco. «La crisi è nera anche per noi. Chi aveva oro l´ha venduto. Nessuno ha più niente, neanche gli occhi».

Ieri, 4 marzo, la Borsa mondiale dava l´oro a 23,310 euro il grammo. Grezzo, alta qualità. Il prezzo di quello da 18 carati scende a 18,6 euro, da aggiungere la lavorazione, da uno a 3 euro. Quindi, 21. San Biagio dei Librai compra per meno di un terzo. Al numero 18 un cartello da un metro per 60 invita: Compro oro massima valutazione. Due anziane signore, come gomitoli grigi dietro il banco. Neanche qui accettano l´anello. Non si fidano. E se fosse solo oro? «Tredici euro se è oro da rivendere», risposta prudente. Si insiste, e una delle due enuncia una oscura metafora su una bella ragazza e un figlio cieco, «se lui non la vede come fa a prendersela?». Non si capisce molto, ma la signora ride.

Banco dei pegni, numero 23. Niente che ricordi il film di Rod Steiger, diretto da Sidney Lumet. È del 1964, sono passati 45 anni e tante crisi a Wall Street. Giovane qui il titolare. Fabio D´Anna. Una faccia pulita. "Striscia la notizia" ha registrato offerte di cento euro per un orecchino da 1700. D´Anna dice cose diverse. Terribilmente serie. «La crisi non arricchisce le agenzie. Le chiude. Per un grammo d´oro, si anticipano 5 euro, un terzo. Conviene a chi è sicuro di riscattare il pegno. Riceve poco, restituisce poco, ma riprende il gioiello. Lo faceva prima chi andava in villeggiatura.

Oggi chi vende sa che non potrà mai più riprenderselo. Deve mangiare o pagare le bollette. È disperato». Cinque euro per un grammo che ne vale 21, interessi di 2,5 per cento al mese, massimo un anno. Troppo. «È crisi nera», sospira. E chi non ha niente da dare in pegno o da vendere? Una confidenza anonima. «Finisce in mano agli strozzini. Dà un assegno a un mese: 5 per cento, due mesi 10». Rapido calcolo: 60 per cento annui. La crisi è il trionfo degli usurai. Si insiste: senza un pegno? «Loro sanno come riprendere i soldi».

di Antonio Corbo

5 marzo 2009 · Patrizio Oliva

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Commenti e domande dei lettori

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  • carmine testa 30 maggio 2011 at 17:13

    vorrei la conferma se il banco dei pegni si trova ancora in via san Biagio dei librai ??

    • cocco bill 30 maggio 2011 at 18:07

      Ciao Carmine, magari la città potevi anche aggiungerla, non tutti possono capire che si tratta di Napoli. Comunque, sì. Il Monte di pietà dell'Istituto San Paolo - Banco di Napoli si trova ancora in Via San Biagio dei Librai.