La nozione di colpa grave del cliente titolare del bancomat o della carta di credito

Per quanto concerne la nozione di colpa grave, bisogna far riferimento alla definizione delineata dalla Corte di Cassazione, ad avviso della quale essa consiste nella condotta di chi agisce con straordinaria ed inescusabile imprudenza e negligenza, omettendo non solo la diligenza media del buon padre di famiglia, rapportata alla professionalità del servizio da svolgere, ma anche quel grado minimo di diligenza osservato da tutti. In tale prospettiva, la colpa grave è stata intesa dall'Arbitro Bancario Finanziario come la violazione di quel grado minimo ed elementare di diligenza generalmente osservato anche dalle persone "ordinariamente trascurate". In pratica, la colpa grave si concretizza in un disinteresse totale verso le conseguenze dannose delle proprie azioni e corrisponde a una condotta talmente negligente da essere equiparata a quella dolosa.

I Collegi ABF hanno individuato varie ipotesi tipiche di colpa inescusabile a carico del cliente. A titolo esemplificativo, integrano condotte gravemente colpose:

  1. la conservazione dello strumento di pagamento unitamente al PIN;
  2. la mancata custodia della borsa o del portafogli in cui è conservato lo strumento di pagamento;
  3. il ritardo nella denuncia dello smarrimento, del furto o dell'utilizzo non autorizzato dello strumento di pagamento e il non tempestivo blocco della carta;
  4. il mancato blocco della carta in seguito alla spedizione del sms alert;
  5. la comunicazione delle credenziali e del PIN a terzi.

Quanto alla prova della colpa grave, la legge stabilisce che quando l'utilizzatore di servizi di pagamento neghi di aver autorizzato un'operazione di pagamento eseguita, l'utilizzo di uno strumento di pagamento registrato dal prestatore di servizi di pagamento non è di per sé necessariamente sufficiente a dimostrare che l'operazione sia stata autorizzata dall'utilizzatore medesimo, né che questi abbia agito in modo fraudolento o non abbia adempiuto con dolo o colpa grave a uno degli obblighi previsti. Peraltro l'ABF ha ritenuto che l'avvenuta digitazione del PIN non è di per sé sufficiente per presumere una grave negligenza del cliente nella custodia della carta e del codice segreto.

Inoltre, la colpa grave del ricorrente non esclude l'eventuale colpa concorrente della banca (o di Poste Italiane) la quale - alla luce del canone di diligenza dell'accorto banchiere è responsabile in caso di mancata adozione di sistemi di sicurezza più efficaci e affidabili.

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