Nucleo familiare nella dichiarazione sostitutiva ISEE - guida alla individuazione dei componenti [Commento 180]

  • fabo 24 settembre 2013 at 09:31

    Ho una figlia (la prima), sposata con un bambino, che risiede con suo marito nella casa di mia proprietà concessa in comodato.

    Ho un'altra figlia (la seconda), sposata con un bambino, che dimora, per la vicinanza al posto di lavoro, in altra casa in affitto, in altro comune, dove il marito ha la residenza mentre lei ha mantenuto la sua (di residenza) in un terzo comune con il bambino, dove ha una casa di proprietà.

    Al fine di risparmiare un affitto (coi tempi che corrono!) ho organizzato la mia casa al fine di accogliere entrambe le mie figlie con le proprie famiglie.

    Al momento della richiesta di trasferimento della residenza del marito della seconda figlia (quest'ultima, considerata sia la precarietà del lavoro sia il fatto di essere in aspettativa per maternità per il momento non ha fatto alcuna richiesta di residenza ma solo di domicilio), il Comune ha informato che la situazione che verrebbe a crearsi è quella di un'unica “famiglia anagrafica” ancorché composta da due nuclei familiari ai sensi del D.P.R 30 maggio 1989, n.223, a causa del legame di affinità tra i miei due generi.

    Ciò che non siamo riusciti a sapere sono le conseguenze di tipo burocratico-economico di questa nuova situazione.

    Prima domanda: Il marito della prima figlia è lavoratore dipendente e percepisce gli Assegni familiari per la moglie e la bambina. Tale situazione si potrebbe modificare?

    Seconda domanda: il marito della seconda figlia è lavoratore autonomo; mia figlia è lavoratrice dipendente (come dicevo in aspettativa per maternità): continueranno a fare denunce reddito indipendenti come per il passato?

    Terza domanda: l'ISEE cosa terrà in considerazione?

    Quarta domanda: al momento la mia seconda figlia ha ottenuto l'assegnazione del medico per sé e per il bambino appena nato con validità un anno: saranno rinnovate alla scadenza?

    Quinta domanda: E' possibile dichiarare, ai sensi dell'art.5 del DPR 30 maggio 1989, n. 223 che la convivenza è dovuta a “breve coabitazione con spirito di ospitalità” come è in effetti non sapendo quando avrà termine per una serie di variabili? E così facendo i due nuclei familiari potrebbero continuare ad essere due famiglie anagrafiche distinte?

    Grazie e cordiali saluti.

    • Ornella De Bellis 24 settembre 2013 at 11:33

      Partiamo dalla quinta domanda: no, non è possibile dichiarare, ai sensi dell'art.5 del DPR 30 maggio 1989, n. 223 che la convivenza è dovuta a “breve coabitazione con spirito di ospitalità”, se fra i conviventi esistono vincoli di parentela, come nel suo caso. Tutti i conviventi faranno parte della medesima famiglia anagrafica.

      Aggiungiamo poi che i coniugi, con residenza anagrafica diversa, hanno la libertà di poter determinare il proprio nucleo familiare ai fini ISEE in base alla residenza anagrafica di uno dei due. Il riferimento è alla seconda figlia. Se la seconda figlia ed il marito eleggono residenza coniugale presso quella del marito, il loro nucleo familiare, ai fini ISEE, resta quello che era prima che la seconda figlia andasse a vivere con i propri genitori. In pratica la seconda figlia, pur appartenendo alla medesima famiglia anagrafica dei propri genitori, non farebbe parte (insieme a marito e prole) del nucleo familiare, ai fini ISEE, dei propri genitori.

      Il reddito del nucleo familiare ISEE tiene conto dei redditi di tutti i componenti del nucleo familiare e del loro numero. Il marito della prima figlia rischia, molto probabilmente, di perdere il diritto agli assegni familiari.

      La variazione della composizione del nucleo familiare ISEE non interferisce sull'eventuale obbligo dei coniugi di presentare 730 ed Unico con dichiarazioni disgiunte.

      Per quanto attiene l'assegnazione del medico, non siamo in grado di fornirle informazioni affidabili e precise. E, questo, ci spiace.

    • fabo 4 ottobre 2013 at 10:27

      Buongiorno, grazie per la cortese risposta. Una puntualizzazione per meglio comprendere la situazione. L'abitazione messa a disposizione delle due figlie è un'unica entità catastale ma è perfettamente suddivisa in due unità distinte con due ingressi separati, due cucine, due soggiorni, due camere per appartameto, due bagni, etc. e non sono comunicanti tra loro. Sono in pratica due appartamenti autonomi. I genitori poi risiedono altrove.
      Alla luce di ciò è possibile riconsiderare la problematica?
      Grazie per l'attenzione. Cordiali saluti.

    • Ornella De Bellis 4 ottobre 2013 at 10:57

      La problematica potrà essere riconsiderata solo in presenza di due entità catastali distinte (numeri civici o interni indipendenti di uno stesso fabbricato) a cui potranno pertanto corrispondere due famiglie anagrafiche diverse.

    • fabo 5 ottobre 2013 at 10:56

      Grazie. Il nostro è un Bel Paese ma è troppo complicato....! Capirete che cerco di unire due famiglie per risparmiare un affitto ma se devo spendere il doppio per dividere "catastalmente"l'appartamento..... Saluti e grazie ancora.
      P.S. Di decreti "semplificazioni" ne dovranno fare almeno uno al giorno...!

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