Strategia e dialettica per denunziare l'impossibilità ad onorare il debito

Domanda di Mamogala
1 giugno 2012 at 18:39

Ho spedito una settimana fa una lettera all'Agos nella quale dimostro isee, busta paga e rate mutuo alla mano che con il mio stipendio non riesco a pagare le attuali rate di 550€/mense senza un aiuto esterno dei genitori pensionati (!!!); ho richiesto quindi una rimodulazione delle rate per 100€/mese per iscritto (A/R) dato che per telefono mi hanno detto che è impossibile. Ora, io desidero comunque saldare il mio debito ma dato che se non pago le due rate dei mutui (1a e 2a ipoteca) mi levano la casa... Eh già perchè CheBanca! non prevede - sempre per voce - in modo assoluto la rimodulazione delle rate: o paghi o schiatti! Ora: il mio stipendio è di 1370€ netti di cui 1080 se ne vanno in mutui: se potessi abbassare le rate del mutuo sarei a cavallo ma ora che ho spedito la lettera ho paura di un pignoramento dello stipendio da parte di Agos... che fare? Dimenticavo: è da tre mesi che ho messo la mia prima ed unica casa in vendita... ma niente, il periodo è drammatico, nemmeno regalandola... Come faccio!?!? Può un giudice levarmi un quinto dello stipendio anche dimostrando con l'isee che siamo 4 persone in famiglia e se non posso pagare i mutui mi levano la casa?

Risposta di Genny Manfredi
2 giugno 2012 at 08:29

La ristrutturazione eventuale del debito, con la dilatazione del periodo di ammortamento e la conseguente riduzione dell'importo rateale da rimborsare, non è un diritto acquisito per il debitore ed è subordinato all'assenso del creditore.

Il giudice, d'altra parte, a fronte di motivata istanza del debitore può non concedere al creditore la quota massima di pignoramento dello stipendio (20%).

Il problema è che fra l'azione esecutiva di pignoramento dello stipendio - con i suoi caratteristici tempi biblici di rientro dall'esposizione debitoria, specie a fronte di importi rilevanti - ed il pignoramento di un immobile, con successiva espropriazione, il creditore propende, naturalmente, per la seconda soluzione.

E, per nostra disgrazia, è il creditore a decidere a che tipo di riscossione coattiva affidare la possibilità di rientrare del suo.

D'altra parte lei ha già individuato la soluzione per uscire dalla situazione di stallo in cui versa: disfarsi dei "gioielli di famiglia". Capisco la situazione particolare del mercato immobiliare e la ritrosia a vendere a valori d'affezione.

Ma si renda conto che in caso di vendita all'asta i valori di alienazione giudiziale potrebbero essere ancora inferiori, e di molto. Tenendo conto anche delle spese che vengono accollate al debitore con la vendita coattiva del bene, lei rischierebbe, nel medio termine, di vivere la paradossale situazione di aver perso comunque la casa e di ritrovarsi con un debito quasi uguale a quello attuale.