Srl chiusa - chi risponde dei debiti verso l'erario?

Domanda di bigolo
5 gennaio 2015 at 11:29

Ero amministratore unico di una srl con 3 soci, prima posta in liquidazione (io liquidatore) e poi chiusa e cancellata dal registro delle imprese.
Tale SRL ha chiuso con dei debiti, ora passati a Equitalia, per circa 20000 € vs l'erario, come in dettaglio successivo.

Ora chiedo a voi:
All'amministratore unico può essere chiesto di saldare tali debiti, da Equitalia, ora che l'srl è chiusa?

Tali debiti sono soggetti a sanzioni PENALI?

Grazie mille per l'aiuto,segue dettaglio, come da bilancio

CONTI ERARIALI 10.926,26
59.01 ERARIO C/IVA 5.598,86
59.01.09 Erario c/liquidazione Iva 5.598,86
59.03 ERARIO C/SOSTITUTO D'IMPOSTA 5.327,39
59.03.01 Erario c/riten.su redd.lav.dipend.e assim. 797,74
59.03.03 Erario c/ritenute su redditi lav. auton. 4.529,65

61 ENTI PREVIDENZIALI 4.819,77
61.01 ENTI PREVIDENZIALI 4.819,77
61.01.01 INPS dipendenti 106,01
61.01.03 INPS collaboratori 4.175,69

Risposta di Giorgio Valli
5 gennaio 2015 at 12:05

Se quelle esposte sono le cifre in gioco, non sembrano emergere conseguenze penali.

L'amministratore ed il liquidatore possono essere chiamati in causa per il rimborso dei debiti erariali solo se vengono provate eventuali responsabilità.

L'assunzione della carica di amministratore o di liquidatore comporta, infatti, l'obbligo di effettuare una minima verifica della contabilità, dei bilanci e delle ultime dichiarazioni dei redditi. Ove ciò non avvenga, colui che assume la carica di amministratore o di liquidatore si espone volontariamente a tutte le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze e/o da quelle maturate nel corso di mandato.

In pratica, ciò si verifica nel momento in cui, in corso di mandato, il debito verso l'erario non è particolarmente remoto, occulto o di difficile accertamento (imposte e tasse dovute, come già accennato, sulla base dell'ultima dichiarazione) e non vi si adempie, pur in presenza di liquidità sufficiente, nel termine stabilito.

Questo, peraltro, è l'orientamento dei giudici della Corte di cassazione così come emerge dalla lettura delle sentenza 39437/14 e 38687/14.