sentenza e appello

Domanda di marte
7 febbraio 2012 at 11:46

Salve, vorrei qualche delucidazione riguardo ai tempi per fare appello. Lei scrive che si ha tempo 30 gg. nel caso di sentenza breve notificata al difensore o più di un anno se non notificata. Il mio avvocato invece mi dice che ho tempo 6 mesi dalla data in cui è stata emessa la sentenza dal tribunale e non parla di notifica. Non so se fidarmi del mio legale in quanto anni fa, certo di vincere, mi fece rifiutare un patteggiamento e penso che abbia capito che l'appello, se ritenessi opportuno farlo, lo farei con un altro.

In questo momento io sto aspettando una telefonata dal mio avvocato solo perchè mi dica cosa è andato storto e la cifra esatta che dovrei pagare, la mia paura però e che scadano i termini.

Poi un'altra domanda. Nel caso decidessi di non fare appello in quanto non so il costo e ormai non ho più soldi, in che maniera procedono? Possono sbattermi fuori casa, essendo proprietaria, per venderla all'asta? E questo comporta altri costi? Potrei decidere di dare un quinto dello stipendio e in questo caso la cifra lieviterebbe per via degli interessi? Non potendo pagare in un unica soluzione.

Risposta di Ludmilla Karadzic
7 febbraio 2012 at 13:12

L'articolo 327 sulla decadenza dall'impugnazione dispone che:

... Indipendentemente dalla notificazione, l'appello, il ricorso per cassazione e la revocazione per i motivi indicati nei numeri 4 e 5 dell'articolo 395 non possono proporsi dopo decorsi sei mesi dalla pubblicazione della sentenza.

Le parole "decorsi sei mesi" hanno sostituito le parole “decorso un anno » in base all'art. 46, comma 17, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1). Questo per spiegare l'errore in cui è incorso il mio collega.

Per quanto attiene, invece, il mancato risarcimento del danno come disposto dalla sentenza, lei è soggetta a tutte le azioni esecutive che la controparte riterrà di mettere in atto.

Non sarà lei, purtroppo, a decidere se "dare il quinto dello stipendio". Il creditore procederà con il pignoramento presso terzi o con l'iscrizione ipotecaria sulla casa di sua proprietà, sulla base di quella che riterrà la strategia di recupero del credito più efficace.