la rinuncia all'eredità

Domanda di 2011antony
26 gennaio 2012 at 11:35

Per quanto attiene l'eredità non ci sono scorciatoie,una eventuale rinuncia, che – in assenza di figli e coniuge – andrebbe ad aumentare la quota dei due fratelli (con i quali si potrebbe pur sempre trovare sempre un accordo) risulterebbe facilmente impugnabile dai creditori che otterrebbero dal giudice la facoltà di accettare l'eredità in sostituzione del chiamato rinunciante.

La famiglia è composta dai miei genitori, siamo tre fratelli. Ho chiesto anche ad un avvocato e mi ha consigliato il testamento da parte dei miei genitori (uno ciascuno) a favore di mio figlio maggiorenne ma i miei genitori non ne vogliono sapere di far testamento a questo punto mi rimangono solo i mei fratelli, potete darmi indicazioni (se ne esistono ..) semplici .

Risposta di Ludmilla Karadzic
26 gennaio 2012 at 13:16

Per l'eredità si deve convincere il genitore a fare testamento per la quota disponibile, riservando ciò che è possibile ad altri soggetti vicini al debitore.

A differenza dell'avvocato abbiamo poi aggiunto:

Per la legittima non c'è nulla da fare: l'unica soluzione per evitarne il pignoramento è vendere l'immobile quando il genitore è ancora in vita.

A nostro parere, infatti, i creditori sarebbero legittimati ad impugnare un testamento che viola la quota di legittima riservata al debitore. I suoi genitori possono riservare al nipote solo 1/4 dell'eredità.

Come si può evincere dallo schema che segue.

Il nostro ordinamento riserva a determinati soggetti legittimari (coniuge, figli e ascendenti del defunto), una quota di eredità, legittima, della quale non possono essere privati per volontà del defunto, sia stata questa espressa in un testamento o eseguita in vita mediante donazioni.Il testatore, pertanto, può liberamente disporre solo della quota che la legge non riserva a questi soggetti ovvero la quota disponibile. Qui sotto le quote di legittima e le corrispondenti quote disponibili previste dalla legge.  Figli - in assenza di coniuge, se vi è un solo figlio, allo stesso è riservata la metà del patrimonio (quota disponibile = metà); in assenza di coniuge, se vi sono più figli, sono loro riservati i due terzi del patrimonio da dividersi in parti uguali (quota disponibile = un terzo).  Coniuge - in assenza di figli e ascendenti, al coniuge è riservata la metà del patrimonio (quota disponibile = metà).  Concorso tra figli e coniuge - nel caso di un solo un figlio, ad esso è riservato un terzo del patrimonio e al coniuge è pure riservato un terzo del patrimonio (quota disponibile = un terzo). Nel caso in cui ci siano più figli, al coniuge è riservato un quarto del patrimonio, ai figli è riservata la metà del patrimonio, in parti uguali tra loro (quota disponibile = un quarto).  Ascendenti - in assenza di figli e coniuge, agli ascendenti del defunto è riservato un terzo del patrimonio (quota disponibile = due terzi).  Concorso tra ascendenti e coniuge - in assenza di figli ma con coniuge e ascendenti, al coniuge è riservata la metà del patrimonio mentre agli ascendenti è riservato un quarto del patrimonio (quota disponibile = un quarto).

Quando si scrive, nello schema, ai figli o ai loro discendenti, si intende che ci si trova nella circostanza di premorienza del figlio.

Tanto chiarito, altre soluzioni per limitare le conseguenze di una aggressione da parte dei creditori alla massa ereditaria, noi, almeno, non ne conosciamo. Del resto, non è pensabile uscire da determinate situazioni senza qualche sacrificio. Se i suoi genitori non vogliono vendere la casa quando sono ancora in vita, se non vogliono fare testamento per la parte disponibile, allora non resta altro che attendere ed, in qualche modo, pagare i creditori con l'eredità.