Pignoramento della pensione per debiti da locazione

Domanda di nino62
12 giugno 2016 at 18:38

Vi chiedo consiglio per una cattiveria subita da mia madre: da circa 3 anni mia madre ha firmato un contratto di fitto commerciale per una lavanderia, e per conto di mio fratello, in fase di separazione coniugale, allora si intestò a lei nonostante all'epoca avesse già 75 anni, con una pensione di 800 euro e un prestito da pagare di 165 euro fatto per mio fratello.

L'attività è cessata il 31/12/2014 lasciando un residuo debito alla proprietaria di soli 300 euro; da premettere sul contratto in oggetto il fitto era di 600 mensili, 6/7 mesi prima (visto che l'attività non fruttava) mia madre chiese uno sconto sul fitto e gli fu accordato per 100 euro in meno, quindi da quel momento la ricevuta di fitto era di 500 euro e nella confusione della chiusura non sono state emesse le ultime 2 ricevute, una completa di novembre, e una parziale di 200 euro di dicembre e quindi un residuo di chiusura di soli 300 euro.

A distanza di circa 18 mesi, mia madre si vede recapitare una raccomandata da parte di uno studio legale, il quale per conto della proprietaria chiedeva e intimava alla stessa il pagamento di una cifra di circa 2000 euro così suddiviso: il mancato pagamento dei 100 euro mensili scontati a mia mamma, il pagamento per intero dei canoni di novembre e dicembre, la penale per rescissione anticipata del contratto, e altri costi vari.

Eccomi alla domanda finale: che consiglio mi date per reagire a riguardo; cosa può accadere a mia madre,vista anche l'età, la pensione, e la rata del finanziamento in corso.

Conviene non curare nulla e aspettare gli eventi,o come si potrebbe impostare una opposizione in merito. Da premettere che mia madre non ha nulla da perdere, tranne la pensione ma penso sia intoccabile.

Risposta di Ludmilla Karadzic
12 giugno 2016 at 19:15

L'accordo verbale non fa testo, non sostituisce il contratto sottoscritto, registrato e mai modificato, sua madre risulta, nei fatti, inadempiente e la pretesa della controparte, che chiede le due mensilità di novembre e dicembre, i 100 euro pagati in meno per ogni mese, la penale per rescissione anticipata del contratto, e altri costi vari, è giuridicamente incontestabile.

Inutile aggiungere che se i fatti riportati corrispondono al vero (e non c'è motivo alcuno di credere il contrario) il comportamento della controparte è scorretto oltre che eticamente e moralmente riprovevole. Fatto sta, tuttavia, che una eventuale opposizione a tale pretesa comporterebbe, per sua madre, aggiungere, alla beffa, il danno consistente nei costi necessari per il supporto tecnico di un avvocato, con nessuna chance concreta di ottenere ragione dinanzi ad un giudice. Anche se vi fossero testimoni disponibili a confermare il patto verbale sulla riduzione a 500 euro del canone di locazione, si tratterebbe di buttar via soldi in avvocati e contributi unificati.

Tocca, pertanto, far buon viso a cattivo gioco ed attendere che il creditore, dopo la comunicazione di diffida e messa in mora, proceda oltre (ammesso valuti opportuno e conveniente tale scelta) con la richiesta di un decreto ingiuntivo, il precetto e il pignoramento della pensione presso l'INPS, nell'ipotesi che sua madre non abbia disponibilità in conto corrente da poter essere razziate dagli sciacalli a servizio del creditore.

In questa evenienza, statisticamente probabile ma assolutamente non certa, sua madre si vedrà pignorata, alla fonte, una quota pari al 20% della pensione netta eccedente l'importo dell'assegno sociale (circa 450 euro). In pratica 70 euro/mese circa.