pagare o non pagare questo è il problema

Domanda di juannes81
26 luglio 2015 at 07:18

Nel 2008 feci un acquisto tramite finanziaria per un totale di 1.800 euro: purtroppo nello stesso anno ebbi un lutto in famiglia precisamente mori mio padre, mi scordai di pagare le rate preso dal trambusto è dalla situazione del momento. La finanziaria che aveva in carico la mia rateizzazione mi disse che c'era da pagare 1.400 euro. Feci un bonifico ed andò ha buon fine: a distanza di anni precisamente nell'estate del 2013 mi contattò una società di recupero crediti dicendomi che c'era da pagare un debito insoluto di circa 1000 euro. Mi dissero che il più era dovuto alla mora io mi infuriai e replicai che non gli avrei dato neanche un centesimo! Ora questi individui mi hanno ricontattato e mi hanno mandato una email con la rateizzazione! Ora non so come comportarmi e come mi dovrei difendere.

Risposta di Chiara Nicolai
26 luglio 2015 at 07:36

Se proprio vuole affrontare la questione con la dovuta attenzione deve innanzitutto recuperare l'attestato dell'avvenuto bonifico. Potrà farlo recandosi presso lo sportello della banca con cui operò a suo tempo (anche se non è più cliente) chiedendo l'estratto conto degli ultimi dieci anni. Le costerà al massimo una ventina di euro.

Poi risponderà alla e-mail con una raccomandata A/R, asserendo di aver già saldato il debito alla società a cui inviò 1400 euro (allegherà allo scopo il relativo foglio ottenuto dalla banca) e dicendosi comunque disponibile a rimettere il residuo preteso, non prima, però, di aver ricevuto copia della comunicazione di cessione del credito dalla società a cui inviò i 1400 euro a quella che la ha contattato e l'estratto conto cronologico del residuo preteso (con contabilizzazione di quanto già pagato e la quantificazione degli interessi di mora applicati) giusto per vedere come si è arrivati a totalizzare i mille euro di cui si discute.

Concluderà la lettera riservandosi di segnalare all'Autorità giudiziaria la richiesta pervenutale per un debito già saldato e per il quale l'unica sua colpa è stata l'ingenuità di non richiedere la quietanza liberatoria.