partita iva

Domanda di EjaUf
2 febbraio 2012 at 22:47

Nel giugno del 2010 per poter collaborare con l'Ufficio della Provincia del mio comune di residenza nell'ambito di un progetto sugli stranieri che è durato 10 mesi (luglio 2010 - aprile 2011) ho dovuto aprire una partita Iva.

Con la stessa P.I. ho permesso di fatturare anche a mia moglie per dei lavori sporadici che ogni tanto le si presentavano evitandogli cosi di aprire anche lei una partita iva (mia moglie ha perso il lavoro 2 anni fa e da allora non e più riuscita a trovare un nuovo impiego).

Nell'agosto del 2011 ho chiuso la P.I. e abbiamo cominciato a prendere in considerazione il trasferimento all'estero in cerca di una prospettiva di vita migliore.

Tre mesi fa dopo aver affittato casa, con un contratto di affitto regolare e registrato preso l'Agenzia delle Entrate, ci siamo recati all'estero.

Non abbiamo comunicato a nessuno questo trasferimento e quindi la nostra residenza continua ad essere in Italia presso casa nostra.

Ma sta arrivando il momento della dichiarazione dei redditi e cominciano a venire le ansie.

Io dovrei pagare l'iva e le altre tasse in base al fatturato che ho fatto l'anno scorso, mia moglie deve dichiarare il reddito derivante dall'affitto della casa in quanto la casa è a suo nome, ma i nostri risparmi si stanno esaurendo e ancora nessuno dei due ha trovato un impiego.

Inoltre l'affitto della casa non riesce a coprire neanche per intero la rata del mutuo che paghiamo.

Questo è il panorama della nostra situazione.

Quindi i miei quesiti sono i seguenti:

1) cosa succederebbe se io non dovessi fare la mia dichiarazione dei redditi, per evitare cosi di pagare l'iva e le altre tasse?

2) e se invece la facessi la dichiarazione ma non dichiarassi tutto il fatturato, ma solo una piccola parte?

3) ed in terza ipotesi se la facessi la dichiarazione ma non pagassi l'iva rimandando il problema a più in la?

Gentilmente vi chiedo se potete delucidarmi su ognuna di queste tre ipotesi e dirmi a quali rischi e sanzioni vado incontro e soprattutto se rischiamo il pignoramento della casa.

Anche se, come già detto in precedenza, la casa non è a mio nome ma a nome di mia moglie. Tecnicamente io sono un nullatenente.

Risposta di Simone di Saintjust
3 febbraio 2012 at 06:05

Inutile andare a spaccare il capello per individuare le conseguenze in relazione alle ipotesi che lei formula.

Seguiamo un altro approccio. Una cosa è lavorare in nero, l'altra è aprire partita IVA e fatturare. Non è necessario che sia un esperto a dirglielo. Alla scadenza dei termini per la dichiarazione dei redditi basterà un piccolo click di un qualsiasi funzionario e, dagli incroci di routine, il suo nome verrà fuori con tanto di conteggio dell'IRPEF e dell'IVA non pagata, ed aggiungerei, purtroppo, anche dei contributi previdenziali INPS dovuti alla gestione separata (circa il 27% sul reddito).

Gli importi saranno iscritti a ruolo (comprensivi di sanzioni) ed Equitalia si attiverà per le conseguenti azioni esecutive (pignoramenti).

Ora, il problema è capire:

  1. se la casa è stata acquistata prima o dopo il matrimonio
  2. se il regime economico patrimoniale scelto per il coniugio è stato di comunione o di separazione dei beni
  3. in caso di separazione, se c'è stata annotazione sull'atto di matrimonio

Per conservare la casa è necessario che sua moglie ne fosse già proprietaria prima di sposarsi. Oppure, che la casa sia stata acquistata dopo il matrimonio, ma con un regime di separazione dei beni annotato sull'atto di matrimonio.

In caso contrario avverrà, prima o poi, il pignoramento dell'immobile e la sua successiva espropriazione. Le soluzioni allora sono solo due:

  • vendere la casa prima dell'iscrizione a ruolo degli importi dovuti e non versati all'Agenzia delle Entrate ed all'Inps (prima cioè che lei diventi debitore ufficiale dello stato)
  • separarsi legalmente da sua moglie prima dell'iscrizione a ruolo degli importi dovuti e non versati all'Agenzia delle Entrate ed all'Inps;

Inoltre, dovrà considerare che non potrà lavorare più in Italia, sia come lavoratore dipendente che come lavoratore autonomo. Nel primo caso le pignoreranno subito il 20% dello stipendio; nel secondo rischia di vedersi pignorati i corrispettivi appena possibile (ad esempio, non avrebbe mai percepito i compensi erogati dalla provincia).