Sto chiudendo un negozio perché i debiti sono eccessivi

Domanda di sdellaroverecasati
15 ottobre 2014 at 17:24

Sto chiudendo un negozio (ditta individuale) perchè arrivata ad una situazione insostenibile dopo averci investito tutto quello che possedevo.

Andando in ordine: sono stata protestata e trascorsi i 60 giorni sarò automaticamente iscritta nel Cai (importa se con 1 solo assegno o 10 o più assegni?), ho parzialmente pagato alcuni bollettini ad Equitalia rateizzati riguardanti il pagamento dell'Iva, ma ne rimangono ancora diversi più in aggiunta ad altri importi che dovranno essere corrisposti; affitto di circa 1 anno da pagare (circa 13000 euro) + un parziale di un altro affitto (circa 6000 euro) con a garanzia una cambiale di circa 2500 euro da pagare anch'esso; altri fornitori che devono essere pagati, per cifre relativamente basse (intorno ai 1500/2000 euro al max).

Non riesco a vendere l'attività che soltanto 4 anni fa ho pagato circa 100.000 euro e mi tocca chiuderla senza mettermi in tasca nulla; Ho fatto veramente tutto il possibile coinvolgendo anche familiari, a cui non potrò restituire al momento più nulla.

La mia domanda è la seguente, se mi potete aiutare, nel caso di trasferimento all'estero, quindi Germania o Francia o Svizzera, Equitalia o i fornitori attraverso i loro avvocati piuttosto che altri organi italiani di cui non conosco i nomi, potrebbero obbligarmi in qualche modo (1/5 dello stipendio o il blocco di eventuali conti correnti esteri o altri modi atti ad un risarcimento forzato o forzoso) al pagamento di quanto dovuto.

Considerate che al momento attuale io non dispongo di alcun tipo di bene (non ho casa, non ho macchina, fondamentalmente non ho nulla).

Vi prego cortesemente di rispondermi perché davvero molto vicina all'esaurimento nervoso! Sono cosciente di avere sbagliato ma ho fatto più di quello che mi era possibile fare, sopratutto nell'aver coinvolto altre persone nel mio fallimento.

Risposta di Ludmilla Karadzic
15 ottobre 2014 at 20:07

Va innanzitutto affrontato l'aspetto psicologico del problema: è ingiusto, da parte sua, lasciarsi sopraffare dal senso di colpa. Lei non ha sperperato i fondi che le sono stati affidati dai suoi familiari e non ha contratto debiti con Equitalia e fornitori perché invece di pagare il dovuto si è data alla bella vita. Ha semplicemente cercato di portare avanti, onestamente, un'attività. Da questo punto di vista, fallire gli obiettivi, oggi, è nella norma.

Al punto in cui si trova, invece, vorrebbe dire davvero buttare via il denaro il tentativo di soddisfare, anche parzialmente, qualche debituccio qua e là. Bisogna mettere fieno in cascina per ripartire, siano solo poche pagliuzze.

L'approccio corretto, allora, è quello di accettare la condizione di nullatenenza, senza vergogna o disagio. Cercando di fare di questa condizione un punto di forza per rialzare la testa.

E veniamo alle questioni pratiche, perché non vogliamo certo parlare dei massimi sistemi o confortare chi si rivolge a noi con una speranza di vita ultraterrena migliore di quella che ci vede tribolare quaggiù.

Prima di essere ospitati da familiari o amici è opportuno registrare un contratto di comodato all'Agenzia delle entrate. Nel caso di un eventuale pignoramento presso la residenza del debitore, si limiteranno, così, i danni che la presunzione legale di proprietà procurerebbe a chi ha avuto la sensibilità di accoglierci. Se l'Ufficiale giudiziario, troppo zelante, non rinuncia al pignoramento pur dopo l'esibizione del documento, si potrà sempre fare opposizione al giudice per liberare i beni eventualmente pignorati.

Lei, in quanto protestata ed iscritta al CAI non potrà aprire un conto corrente con carnet assegni. Ma, esistono molti istituti di credito che concedono ai protestati un conto corrente "semplice" per le sole operazioni di bonifico, versamento di assegni (di cui il protestato è beneficiario) e prelievi da sportello o attraverso bancomat. Le sarebbe sufficiente anche solo una carta prepagata provvista di IBAN, per ricevere bonifici. In questo scenario, avrà cura di farsi rilasciare assegni esclusivamente per importi minori di mille euro, in modo da poterli successivamente girare.

Inoltre, bisogna avere la disponibilità di un conto corrente intestato a persona di fiducia e sul quale il debitore deve riservarsi la sola delega ad operare e disporre. In questo modo, eventuali proventi da lavoro, dipendente od autonomo, accreditati necessariamente sul conto corrente nominativo semplice (o sulla carta prepagata con IBAN nominativa) potranno essere spostati immediatamente, ancora caldi di bonifico a da versamento, sul conto corrente fiduciario non pignorabile, in quanto al debitore non riferibile.

Da questo punto di vista, basta considerare che se il conto corrente nominativo semplice è già stato pignorato, esso risulta bloccato per cui gli eventuali bonifici effettuati dal datore di lavoro o da altri, non vi confluiranno e, quindi, se ne potrà chiedere la ripetizione. Se il conto corrente nominativo semplice, invece, non è ancora stato pignorato, la procedura avviata dal creditore ha dei tempi finiti e quindi si riesce, con un po' di pazienza, a fare in modo che il conto corrente nominativo semplice riesca ad essere costantemente senza alcuna disponibilità liquida.

Lo stesso discorso vale, naturalmente, per la carta prepagata dotata di IBAN.

Messi al sicuro la roba di casa ed i risparmi, e fiduciosi che prima o poi troveremo un'occupazione, affrontiamo adesso il problema di un eventuale pignoramento dello stipendio con quote di reddito prelevate direttamente dal datore di lavoro. Non è poi il dramma che molti credono essere.

Beh, la soluzioni ideale sarebbe quella di trovare un lavoro in nero, visto che ormai tutele previdenziali e di conservazione del posto non ve ne sono praticamente più. L'Irpef prelevata dalle buste paga è destinata ad ingrassare i politicanti che ci hanno condotto alla rovina ed i contributi previdenziali vanno a servire le pensioni d'oro di burocrati di stato e grand commis.

Ma, se non siamo nati sotto una buona stella, prima o poi troveremo un lavoro "regolare". In questa evenienza i fornitori, al massimo, riusciranno a prenderci (tutti insieme) il 20% della retribuzione netta, mentre ad Equitalia spetterebbe un settimo della busta paga. Insomma, né più, né meno, la rata mensile per un'utilitaria acquistata nuova con finanziamento. Si può vivere anche con questo handicap.

Infine, va aggiunto che all'estero ci si va perché all'estero abbiamo trovato un'occasione di lavoro in grado di assicurarci un'esistenza dignitosa, non certo per scappare dai creditori, i quali vanno, invece, affrontati e combattuti a viso aperto, con dignità ed orgoglio, se non abbiamo sperperato, come nella fattispecie, i loro soldi in beni voluttuari ed effimeri viaggi alle Seychelles.