credito alimentare

Domanda di marco0142
19 maggio 2015 at 19:11

Sono separato e divorziato 7 anni fa la mia ex moglie mi ha pignorato lo stipendio e denunciato per mancati alimenti per figlia minore. Il giudice aveva disposto che il pignoramento fosse in busta paga e il credito alimentare pure. Ora finito il pignoramento da oltre un anno mi trovo che il credito alientare in favore della figlia che tra l'altro è diventata maggiorenne e inoltre vive non più con la madre, ma con i miei genitori. Il credito alimentare continua prenderlo la mia ex. Avevo incaricato un avvocato tramite il giudice di revocare l'assegno che non prendesse la ex. Ora il giudice dice che si riserva e dobbiamo fare una conciliazione assistita ma mi chiedo cosa devo conciliare se gli e già stato chiesto dato, che solo le oltre che il giudice può mandare una lettera alla mia azienda e dire di non accreditagli più l'assegno?

Risposta di Giovanni Napoletano
19 maggio 2015 at 19:33

Il giudice può ordinare che la questione a lui sottoposta sia oggetto di un tentativo di mediazione preventiva. L'obiettivo è quello di alleggerire i carichi di lavoro dei Tribunali.

Il giudice, nel caso da lei esposto, deve istruire la causa, presenziare alle udienze, ascoltare le parti, scrivere la sentenza. Si tratta del lavoro che sta tentando di evitare. Egli non è certamente chiamato ad inviare una semplice comunicazione al datore di lavoro.

Durante la fase di mediazione, il professionista incaricato esporrà alla sua ex consorte che l'assegno alimentare spettante alla figlia, ormai maggiorenne, non può essere corrisposto alla madre e proporrà la sottoscrizione di un accordo in base al quale il coniuge obbligato effettuerà un bonifico direttamente alla figlia beneficiaria.

L'accordo potrà essere opposto al datore di lavoro per le azioni conseguenti.

Qualora il coniuge divorziato, che attualmente fruisce in modo non legittimo dell'assegno alimentare, dovesse rifiutare l'accordo di mediazione, allora si ritornerà in Tribunale e la ex moglie si esporrà sicuramente anche al pagamento delle spese di giudizio per una sentenza che imporrà, comunque, al datore di lavoro, di dirottare l'assegno alimentare a sua figlia.