Cessata attività e debiti vari

Domanda di JANEZ
11 luglio 2015 at 18:38

La mia attività devo dire che è sempre andata bene fino all'inizio della crisi che oramai perdura da oltre 8 anni e fino al fatidico 2009 sono sempre riuscito a pagare tutte le spese compreso gli stipendi ai miei dipendenti e relativa iva, tasse ,contributi inps e inail di tutti.

Naturalmente in tanti anni di attività e per ovvi motivi di liquidità, sono stati concessi vari fidi bancari per un totale di circa 100 mila euro che abbiamo utilizzato in parte senza mai essere richiamati da nessun istituto finanziario per ritardi o mancati rientri .

Nel 2009 purtroppo, dopo un grande commessa del valore di circa 150 mila euro e mai pagata (l'azienda commitente è fallita senza possibilità alcuna di recuperare il totale della somma), le cose in azienda hanno iniziato a girare un po' maluccio..

In quel periodo gran parte del lavoro veniva fatto per la ditta in seguito fallita, quindi sono stato obbligato a licenziare i miei dipendenti (pagando tutti i tfr e il dovuto per legge) e sono riuscito a salvare la mia società.

Con sforzi immani e sacrifici oltre ogni limite, sono riuscito a rientrare di una parte dei vari fidi bancari concessi e ho continuato a lavorare per pagare iva e tasse e forniture ... Nel 2011 per farla breve, con una situazione abbastanza disastrosa, mi separo dalla moglie e inizio a sentire tutto il peso della crisi che sempre di più avanzava.

Nonostante ciò ho cercato di fare di tutto per salvare il salvabile. Ho venduto la mia moto, la macchina e quel poco di oro che avevo ereditato dai nonni per finanziare la mia attività , ma nel 2012 la banca che mi assicurava l'anticipo fatture e un fido da 20 mila euro mi ha chiesto il rientro.

Da qui in poi sono riuscito a durare circa un anno e nel dicembre 2013 ho chiuso l'attività lasciandomi alle spalle la mia storia personale, una vita di sacrifici e dei debiti che tuttora persistono.

I debiti in questione sono:

un anno e mezzo circa di inps e inail non pagato
circa 30 mila di iva
un fido di una delle tre banche di 30 mila euro
circa 2 mila euro di bollette

Nel 2014 non potendo pagare nulla e non riuscendo a vivere in italia con l'unico lavoro in nero che riusciva a farmi guadagnare poche centinaia di euro al mese, decido di partire e trasferirmi in Madagascar, dove sono riuscito a prendere la residenza per i prossimi 5 anni e dove con poco e nulla si riesce ancora a vivere con cifre del genere!

Nel frattempo conosco la mia attuale compagna e decidiamo nel maggio 2015 di rientrare in Italia e provare a costruirci una vita nella nostra terra, ma naturalmente nella mia vecchia residenza mi ritrovo subissato da lettere di recupero crediti e da raccomandate da ritirare.

Ad oggi sono ancora convinto che se avessi le possibilità vorrei poter pagare in parte quei debiti e ritornare a rimettermi in gioco come imprenditore, ma non so proprio da dove incominciare e nel frattempo mi è balenata l'idea di provare a fare una richiesta a tutte le mie banche per una restituzione di interessi non dovuti dal 2000 al 2013 (anatocismo), ma questa situazione dovrei ancora sottoporla ad un consulente.

Ringrazio anticipatamente per un'enventuale linea guida da seguire e colgo l'occasione per augurarVi un buon lavoro

Risposta di Carla Benvenuto
11 luglio 2015 at 19:11

L'unico suggerimento che mi sento di fornirle, nel caso decidesse di reclamare giudizialmente gli interessi anatocistici versati alle banche, è quello di stipulare, con il professionista cui venisse affidato il mandato legale, un accordo che preveda onorari esclusivamente commisurati agli importi effettivamente restituiti nella sentenza passata in giudicato.

Purtroppo, anche in questo campo, numerosi sono i professionisti che speculano sulle speranze della gente promettendo "mari e monti" e che lucrano anticipi spese e di assistenza legale a fronte di risultati, per il cliente, pressoché nulli o insignificanti.

Potrebbe provare a seguire le procedure previste dalla legge 3/2012 per raggiungere un accordo con i creditori (quelli che detengono almeno il 60% dell'esposizione debitoria) ed ottenere così la ristrutturazione del debito ed, eventualmente, l'esdebitazione necessaria a poter ritornare a fare l'imprenditore.

Tuttavia il debito IVA può essere solo rateizzato e, comunque, dovrebbe fornire una contropartita, seppur minima, ai creditori: un piano di rientro che preveda il rimborso, seppur parziale, del debito.

In alternativa non le resta che proseguire la sua vita da debitore insolvente, che si sostanzia nel non assumere a proprio nome attività imprenditoriali, conti correnti ed immobili.