AUTOTUTELA PER NOTIFICA VIZIATA

Domanda di Rosella
9 maggio 2012 at 20:42

Come da vostro consiglio sto predisponendo un ricorso in autotutela da presentare alla Società incaricata dell'accertamento e riscossione, perché hanno considerato “consegnata per compiuta giacenza” una raccomandata contenente un avviso di accertamento Tarsu da me mai ricevuto e per il quale non è stata inviata la raccomandata informativa della giacenza. Così come risulta dalla documentazione da loro stessi consegnatami consistente solo nella fotocopia dell'avviso di ricevimento non firmato e la fotocopia della busta dove compare ,oltre ad un timbro con una scritta indecifrabile, solo la scritta “ AVV.17/6/2011”.
Ho quindi recuperato una bozza per l'autotutela, ma ho alcuni dubbi: contesto e chiedo la rettifica dell'atto di ingiunzione (che è seguito all'avviso di accertamento consegnato per compiuta giacenza) per l'importo addebitatomi in più rispetto all'accertamento o contesto e chiedo l'annullamento totale dell'ingiunzione ?
Come motivazione metterei: tale provvedimento appare illegittimo perché il procedimento notificatorio della “compiuta giacenza” relativo all'avviso di accertamento datato 27/5/2011 non si può considerare perfezionato in quanto non eseguite le formalità richieste dalla Legge.( n. 890/82 e n. 265/93 - sentenza n.346/1998 e n.3/2010 della Corte Costituzionale e sentenza n. 16050 Cassazione del 21/7/2011), atte a garantire i diritti fondamentali dei contribuenti e la cui violazione comporta la nullità della notifica.
Va bene o mi potete consigliare una frase più ….forense??

Un'ultima cosa: ho letto questo articolo che sinceramente mi confonde un po',( considerando che la raccomandata da me incriminata era appunto una di quelle “bianche”), soprattutto dove recita:
….. l'atto era stato spedito a mezzo di raccomandata ordinaria, vale a dire, per meglio intendersi, la normale raccomandata “bianca” disciplinata dalla normativa postale di cui al Dpr 655/1982 e al decreto del ministro delle Comunicazioni del 9 aprile 2001; diversa, quindi, dalla raccomandata “verde”, cosiddetta “atti giudiziari”, di cui alla legge 890/1982.
http://www.fiscooggi.it/giurisprudenza/articolo/bianca-o-verde-%C3%A8-raccomandatacon-s%C3%A9-porta-sempre-avviso
In ambedue i casi è indispensabile che ci sia una raccomandata che informi della giacenza presso le poste ? Non è che il bigliettino che il postino lascia quando non trova nessuno configuri per le raccomandate ordinarie bianche, l' aver dato avviso della giacenza dell'atto” e che “sia pervenuto nella sfera di conoscibilità dell'interessato”?
Grazie.

Risposta di Gennaro Andele
9 maggio 2012 at 22:20

Nel ricorso in autotutela non è necessario ricorrere al "giuridichese". I funzionari che esamineranno l'istanza comprenderanno bene qual è la richiesta del contribuente.

Se chiedere solo l'applicazione delle riduzioni previste con l'acquiescenza (attraverso il pagamento immediato degli importi accertati, cosa che le è stata impedita) oppure l'annullamento in toto dell'ingiunzione fiscale per omessa notifica dell'atto presupposto, deve essere una sua scelta personale, considerando che la seconda opzione potrebbe pregiudicare l'accoglimento dell'istanza costringendola poi alla presentazione di un ricorso giudiziale.

Deve ricordare che i termini per adire la CTP restano fissati in 30 giorni dalla notifica dell'ingiunzione fiscale e non vengono sospesi dal ricorso in autotutela.

In caso di notifica postale l'obbligo di avviso al destinatario della consegna dell'atto nelle mani di terzi o in giacenza, con invio di una seconda raccomandata a/r, non esisteva fino alla conversione in legge del decreto “milleproroghe” (d.l.248/2007 convertito nella legge 31/2008). La legge 31/2008, infatti, all'art.36 comma 2 – quater e quinquies – ha modificato l'art.7 della legge 890/82, sancendo l'esistenza di tale obbligo per le notifiche postali effettuate dalla data della propria entrata in vigore, ovvero dal 1/3/2008.

Nell'articolo da lei citato è scritto: Per quanto d'interesse, l'articolo 40 del Dpr 655/1982 prevede che il piego spedito a mezzo raccomandata ordinaria che non abbia potuto essere distribuito rimane in giacenza per un periodo di trenta giorni nell'ufficio postale di destinazione, ove può essere ritirato dall'interessato (al quale deve essere dato avviso della giacenza dell'atto).

Il destinatario in quella occasione non aveva ritirato l'atto, nonostante l'avviso (cioè la raccomandata informativa) gli fosse stato inoltrato.