Aggiunta a nuovo ddl sulla legittima

Domanda di Carlo111
24 ottobre 2011 at 21:06

Avendo io un problema con equitalia,ora rischio che la mia parte di eredità (casa) se la prendano loro.
Con questo nuovo DDL sulla legittima,cambia qualche cosa? La situazione è piu "risolvibile"?

Grazie!

Risposta di Simone di Saintjust
25 ottobre 2011 at 05:25

Ci avevo pensato ai risvolti per il debitore, che mi sembrano, tutto sommato, positivi.

Avendo un fratello o una sorella, senza questa nuova norma il creditore poteva aggredire un terzo dei beni lasciati dal de cuius all'erede debitore. Con gli effetti previsti in bozza dovrà accontentarsi di un sesto.

Risposta di Simone di Saintjust
25 ottobre 2011 at 09:10

Ecco spiegato a chi serve la norma in questione!

Più discrezionalità nella legittima per i figli - spunta anche la norma "anti-Veronica"

l diavolo sta nei dettagli. E tra le pieghe del Decreto sviluppo imposto all'Italia da Berlino e Parigi si nasconde la 40esima legge ad personam dell'era Berlusconi: la "taglia-legittima" (o "anti-Veronica"). Tre righe secche mimetizzate a pag. 203 della bozza che restituiscono al Cavaliere il ruolo di king-maker nella delicata partita per la successione nella dinastia di Arcore.

Il succo della questione è semplice: se Berlusconi, toccando tutti i ferri del caso, facesse testamento con le leggi attuali, il controllo di Fininvest passerebbe di diritto alla seconda moglie Veronica Lario e ai figli Barbara, Eleonora e Luigi con una quota del 56,1%. Relegando Marina e Piersilvio nello scomodo ruolo di azionisti di minoranza con il 43,9%. Il Decreto sviluppo - ritoccando l'articolo 537 bis del Codice civile - cambia le carte in tavola e rimette il premier al centro dei giochi: consentendogli, in teoria, di lasciare fino al 53,38% dell'impero di famiglia ai due primogeniti e di ridimensionare Veronica e i suoi figli a soci di Serie B con il 46,62%.

A garantire il miracoloso ribaltone è la revisione della legittima, la quota di eredità che spetta per legge in caso di morte a moglie e figli.

Oggi la norma ha paletti rigidi che limitano la discrezionalità del genitore che redige il testamento. Nel caso dei Berlusconi, per dire, il presidente del Consiglio sarebbe obbligato a girare il 25% del suo patrimonio alla moglie - e Veronica Lario è tale fino al divorzio - e il 50% ai figli, diviso in parti uguali. A lui rimarrebbe in mano solo il 25% da distribuire a piacere. Questa formula (vedi tabella) concentrerebbe automaticamente nelle mani della seconda moglie e dei suoi tre figli il controllo del Biscione.

Visti gli screzi in famiglia, il premier è da tempo a caccia di una soluzione che gli liberi le mani. Il primo Cavallo di Troia - andato in fumo - è stata un norma presentata dalla Associazione delle aziende familiari (Adaf) che tagliava tout court la quota della legittima al 50% dell'eredità. Lo scopo dell'Adaf era quello "di agevolare il passaggio di controllo delle pmi tricolori garantendo continuità aziendale e riducendo la conflittualità tra figli". L'effetto collaterale era quello di togliere le castagne dal fuoco al Cavaliere.

Fallito questo tentativo, la legge "anti-Veronica" è rispuntata nel decreto sviluppo. L'articolo 542 conferma che alla moglie spetta un quarto dell'eredità e ai figli la metà. Ma i margini di manovra di chi redige il testamento raddoppiano: del 50% riservato ai figli, solo la metà va divisa in parti uguali. Il resto può essere distribuito a piacere a uno o più di loro a sua scelta. In soldoni: oggi Silvio Berlusconi ha in mano un jolly pari al 15,9% di Fininvest che non gli consente di sparigliare le carte e fa pendere l'ago della bilancia nel risiko di Arcore verso la seconda moglie. Se la bozza diventerà legge, invece, il premier avrà a disposizione il 31,74%. E a decidere chi terrà in futuro le redini dell'impero di casa sarà solo lui.