Do not track e Privacy » E' guerra tra i titani del web ed i Browser

Titani del web vs Browser per la privacy e il "do not track" » Premessa

Do not track è il nome di un header http, ovvero una direttiva di controllo delle pagine web che comunica al server le preferenze dell'utente riguardo alla raccolta dei suoi dati di navigazione, raccolta che viene utilizzata per esempio nel caso delle pubblicità personalizzate.

Con questo standard gli utenti possono decidere se ricevere advertising (pubblicità) ad hoc o al contrario navigare in forma anonima.

Non tutti i fornitori di tecnologia erano, però, d'accordo sull'inserimento di questo standard.

Ora, Microsoft (Internet Explorer) e Mozilla (Firefox) sembrano disponibili ad accettarlo.

Google, Yahoo e Facebook, invece, temono la perdita di fatturato.

Purtroppo, affinché il do not track funzioni, tutti devono essere concordi sulla decisione.

Titani del web vs Browser per la privacy e il "do not track" » La Storia

La storia del Do Not track ha inizio più o meno nel 2007 quando una coalizione di attivisti per i diritti dei consumatori, docenti universitari e avvocati, contattarono la FTC per creare l'equivalente della Do Not Call List telefonica, un registro nazionale ai quali sottoscrivono gli utenti telefonici USA che non vogliono ricevere telefonate promozionali.

La loro idea era quella di organizzare un registro nazionale che gli utenti web potessero usare per escludersi dalle promozioni pubblicitarie e che i pubblicitari dovessero rispettare, così come fanno con la Do Not Call LIst, pena multe pesantissime e anche la revoca della licenza commerciale.

Gli autori della proposta erano preoccupati dal fatto che i pubblicitari e i network digitali stavano accumulando montagne di dati sul comportamento degli utenti su internet e che combinando queste informazioni con altri dati statistici esistenti nel pubblico dominio, potessero bersagliare i consumatori come se facessero il tiro al piccione, ma che sopratutto sarebbero riusciti a scoprire aspetti della vita dei loro target che erano assolutamente riservati e sconosciuti al pubblico.

Titani del web vs Browser per la privacy e il "do not track" » Oggi

Dopo aver languito lungo tempo, nel dimenticatoio dei negoziati politici, la battaglia per il diritto alla privacy su internet in questi giorni ha subito una repentina accelerazione.

Ad imprimergliela sono stati da un lato i repubblicani statunitensi alla ricerca di consensi elettorali e dall'altro la potente associazione dei pubblicitari americani.

I primi con un'interrogazione alla Federal Trade Commission sul coinvolgimento del governo USA nelle trattative in corso ad Amsterdam al World Wide Web Consortium, o WC3, dirette a stabilire un protocollo internazionale per il Do Not Track degli utenti web.

Mentre i secondi hanno spedito una lettera al vetriolo a Steve Ballmer, CEO della Micorsoft, ed altri due dirigenti dell'azienda fondata da Bill Gates accusandoli di voler compromettere la libertà di informazione su internet e di negare ai consumatori web l'accesso ad offerte commerciali che farebbero i loro interessi e informazioni sui consumi che gli permetterebbero di risparmiare significativamente sulle loro spese.

Le invettive dell'associazione dei pubblicitari americani emergono dalla decisione della Microsoft di distribuire la versione numero 10 del suo browser Explorer-disponibile in versione beta-con la funzione do not track, già attivata.

A prima vista quella del Do Not Track potrebbe sembrare una diatriba di carattere esoterico ma in realtà si tratta di uno scontro di carattere strategico.

Questo, di sicuro per l'industria pubblicitaria, che è proprio attraverso la raccolta delle informazioni relative alle abitudini e le preferenze dei webnauti che riesce a formulare proposte che sono rilevanti per i commercianti online e i consumatori. Ma ciò anche per l'industria della sorveglianza internet, che dalla raccolta dei dati prodotti degli utenti internet durante la loro navigazione sui siti del social networking e dei media elettronici, riesce a trarre le informazioni che permettono alle teste d'uovo dei vari servizi di intelligenza di prevedere dove si svilupperanno focolai di scontento popolare e come sono fomentati.

Titani del web vs Browser per la privacy e il "do not track" » La battaglia

Questo mese si preannuncia caldo per la discussione sulla privacy online. Infatti, si riunirà il gruppo di lavoro che da due anni porta avanti la proposta per Do Not Track (Dnt).

La discussione langue e un accordo è lontano: al tavolo sono seduti i grandi nomi dei browser come Explorer e Firefox insieme ai rappresentanti dell'industria della pubblicità digitale, con il nome di Digital Advertising Alliance (Daa).

Come già visto, la posta in palio è alta, viste le implicazioni di Dnt per utenti e inserzionisti.

Secondo la Daa, Microsoft e Firefox non hanno rispettato gli accordi.

Infatti le due società, a dicembre avevano deciso di lasciare il Do not track acceso per default sul proprio browser Explorer, seguendo il desiderio del 75% dei propri utenti. Così, Google, Yahoo! e Facebook, spaventati dalla possibilità di perdere miliardi di fatturato pubblicitario a seguito dell'opt out dei navigatori, avevano dichiarato che non avrebbero rispettato la richiesta Do Not Track dei browser.

E qui casca l'asino: lo standard può funzionare solo se tutti sono d'accordo.

In altre parole è un sistema basato sull'onere che tecnicamente non vincola nessuno che non sia d'accordo.

E ovviamente i grandi portali stanno dalla parte degli inserzionisti, non sono d'accordo a perderci.

Viceversa per i grandi browser la partita è molto semplice da giocare: si vocifera che Microsoft Advertising non sia più nelle strategie di investimento dell'azienda, mentre Firefox non ha interessi diretti al riguardo essendo un progetto non commerciale, indipendente e libertario.

Da parte sua Google ha la posizione più ambivalente: ultimo ad implementare Dnt sul proprio browser, ha condotto in parallelo un'azione di lobbying contro la proposta di legge nello stato di California, dove il settore dell'hi tech rappresenta la principale fonte di nuovi posti di lavoro:

Fare gli interessi degli utenti per i grandi browser è facile, per molti è un semplice esercizio di pubbliche relazioni: il problema è che la linea dura di Mozilla con Firefox e di Microsoft con Explorer rischia di far naufragare un accordo tanto delicato quanto essenziale a soddisfare effettivamente il desiderio di privacy dei navigatori.

4 giugno 2013 · Patrizio Oliva

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