Il coniuge più debole può chiedere l'assegno di mantenimento al giudice italiano dopo che un giudice di uno Stato Europeo ne abbia dichiarato il divorzio

La legge sul divorzio, nel prevedere che con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale dispone, tenuto conto delle condizioni economiche dei coniugi e delle ragioni della decisione, l'obbligo per uno dei coniugi di somministrare a favore dell'altro periodicamente un assegno in proporzione alle proprie sostanze e ai propri redditi delinea l'ambito di competenza del giudice del divorzio non impone un necessario collegamento contestuale fra la pronuncia sullo status e quella sull'assegno divorzile.

Il regime di riconoscimento automatico derivante dal regolamento Europeo comporta la ricezione nel nostro ordinamento del contenuto specifico della decisione, pronunciata in un paese dell'Unione, che si è limitata ad accertare le condizioni per lo scioglimento del matrimonio e lo ha sancito lasciando aperta la possibilità di far valere le pretese economiche in un separato procedimento.

Non può dunque attribuirsi alla sentenza di divorzio pronunciata in un paese dell'unione Europea diverso dall'Italia il contenuto di un accertamento implicito sulla insussistenza delle condizioni per il riconoscimento di un assegno divorzile e neanche quello di un giudicato costituente una preclusione processuale alla proposizione di una successiva domanda di assegno divorzile basata sulle condizioni economiche degli ex coniugi anche se coincidenti con quelle esistenti al momento della pronuncia di divorzio.

Questa la decisione assunta dai giudici della Corte Suprema con la sentenza 1863/16.

14 febbraio 2016 · Carla Benvenuto

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