Divorzio giudiziale

Il divorzio giudiziale, invece, si propone con domanda, da depositare al tribunale del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi o, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio.

Qualora il coniuge convenuto risieda all'estero o sia irreperibile, sarà competente il tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente.

Se anche questi risiede all'estero, è competente qualsiasi tribunale italiano.

Qualora uno dei coniugi si trovi in carcere, potrà sottoscrivere la domanda e il mandato all'avvocato con firma autenticata davanti al direttore dell'istituto.

Il giorno dell'udienza, il detenuto, su richiesta, sarà tradotto in tribunale per la comparizione.

Il procedimento si attiva, con la necessaria assistenza di un avvocato, mediante ricorso, che dovrà contenere l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto per i quali si chiede il divorzio e l'indicazione circa la prole.

Dovranno essere allegate, inoltre, le ultime dichiarazioni dei redditi di ciascun ex coniuge.

Nel termine di cinque giorni dal deposito, il presidente del tribunale fisserà l'udienza, che dovrà svolgersi al massimo entro 90 giorni.

Durante l'udienza, il giudice sentirà i coniugi, prima separatamente e poi congiuntamente, tentando di conciliarli.

Qualora fallisca, adotterà i provvedimenti temporanei e urgenti.

Si aprirà, successivamente, una vera e propria causa civile, dove le parti esporranno le loro ragioni. si effettuerà, dunque, un'istruttoria per stabilire l'importo dell'assegno.

Si ascolterà, inoltre, se l'audizione non viene ritenuta superflua o contraria al suo interesse, anche il figlio minore che abbia compiuto i 12 anni, o di età inferiore se capace di testimoniare.

Qualora, però, l'istruttoria, dovesse risultare complicata il tribunale potrà emettere sentenza non definitiva di divorzio, in modo che le parti riacquistino subito lo stato libero.

Certo però è che la pronuncia, proprio perché emessa solo successivamente all'esito negativo dell'esperito tentativo di conciliazione, presuppone che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non possa più essere mantenuta o ricostituita.

Ciò, può avvenire per diversi motivi.

Ad esempio, una separazione legale che si è protratta ininterrottamente da almeno tre anni (decorrenti dalla comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale; oppure una grave condanna di uno dei due coniugi; qualora uno dei coniugi, cittadino straniero, abbia ottenuto in un altro Stato l'annullamento o lo scioglimento del matrimonio o abbia contratto all'estero un nuovo matrimonio; nell'ipotesi in cui il matrimonio non è stato consumato, o sia passata in giudicato la sentenza con cui si attesti il cambiamento di sesso del coniuge.

9 luglio 2014 · Gennaro Andele

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