Divorzio congiunto

Nel caso del divorzio congiunto la domanda dei coniugi deve indicare in maniera dettagliata le condizioni concernenti la prole e i rapporti economici.

L'istanza, da promuovere con ricorso, deve essere rivolta al tribunale competente.

Sula questione, però, è bene precisare che i coniugi che siano cittadini italiani, residenti nel nostro Paese, e che abbiano contratto matrimonio in Italia, non potranno, seppur concordi, scegliere un tribunale straniero per domandare il divorzio.

Ciò perché la legge applicabile allo scioglimento del matrimonio è quella italiana, in quanto legge nazionale comune dei coniugi: la giurisdizione italiana è inderogabile, avendo a oggetto la modifica di uno stato esclusivamente regolato, e regolabile, dalla nostra legge.

All'udienza per il divorzio, il giudice competente, sentiti i coniugi, verificata l'esistenza dei presupposti richiesti dalle norme e valutata la rispondenza delle condizioni proposte dalla coppia, all'interesse dei figli, emetterà sentenza di divorzio, ordinando l'annotazione nei registri dello stato civile del luogo dove venne trascritto il matrimonio.

È evidente che la consensualità del procedimento lo renderà nettamente più snello e rapido rispetto a un iter giudiziario contenzioso, nel cui ambito, tra l'altro, dovranno essere assunte le prove e svolti gli accertamenti del caso, anche patrimoniali.

Anche nel caso di divorzio congiunto, comunque, è bene rivolgersi a un avvocato.

Anche nell'ipotesi di una causa di divorzio attivata di comune accordo da entrambi i coniugi, è infatti necessaria l'assistenza tecnica di un difensore, trattandosi di una procedura camerale, che però è volta a risolvere una controversia su diritti soggettivi e di natura contenziosa.

Sarebbe nulla, infatti, proprio per tali ragioni, un'eventuale sentenza di divorzio, emessa all'esito di un ricorso congiunto, che risulti sottoscritto personalmente dalle parti, non assistite e rappresentate da un legale.

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