La pensione di reversibilità e la pensione indiretta per i figli superstiti

Hanno diritto alla pensione di reversibilità o alla pensione indiretta i figli superstiti (ed i soggetti ad essi equiparati) che alla data di decesso del lavoratore o del pensionato non abbiano superato il 18° anno di età o, indipendentemente dall'età, siano riconosciuti inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di quest’ultimo.

Sono equiparati ai figli del pensionato o del lavoratore che abbia versato i necessari contributi:

  • i figli adottivi e affiliati del lavoratore deceduto;
  • i figli del deceduto riconosciuti o giudizialmente dichiarati;
  • i figli non riconoscibili dal deceduto per i quali questi era tenuto al mantenimento o agli alimenti in virtù di sentenza, nei casi previsti dall'art. 279 del codice civile;
  • i figli non riconoscibili dal deceduto che nella successione del genitore hanno ottenuto il riconoscimento del diritto all'assegno vitalizio, ai sensi degli articoli 580 e 594 del codice civile;
  • i figli nati dal precedente matrimonio del coniuge del deceduto;
  • i figli riconosciuti, o giudizialmente dichiarati, dal coniuge del deceduto;
  • i minori regolarmente affidati dagli organi competenti a norme di legge;
  • i nipoti minori, anche se non formalmente affidati, dei quali risulti provata la vivenza a carico degli ascendenti;
  • i figli postumi, nati entro il trecentesimo giorno dalla data di decesso del padre (in tale fattispecie la decorrenza della contitolarità è il 1° giorno del mese successivo alla nascita del figlio postumo).

La legge subordina il riconoscimento del diritto a pensione ai superstiti in favore dei figli ed equiparati di età superiore ai 18 anni, studenti o inabili, alla sussistenza in capo ad essi, alla data del decesso del genitore, del requisito della vivenza a carico del deceduto.

I figli o equiparati di età inferiore a 18 anni sono considerati a priori a carico del pensionato o del lavoratore deceduto.

Il requisito della vivenza a carico del pensionato o del lavoratore deceduto risulta verificato al ricorrere delle seguenti due condizioni:

  1. stato di bisogno del superstite, determinato dalla sua condizione di non autosufficienza economica con riferimento alle esigenze medie di carattere alimentare dello stesso, alle sue fonti di reddito, ai proventi derivanti dall'eventuale concorso al mantenimento da parte di altri familiari. La condizione della non autosufficienza economica sussiste quando il reddito individuale del superstite, dedotti i redditi non computabili per legge, non supera l'importo del trattamento minimo della pensione maggiorato del 30%. Per trattamento minimo deve intendersi l'importo del trattamento minimo mensile di pensione previsto dall'assicurazione generale obbligatoria maggiorato di un dodicesimo della tredicesima mensilità. Sono escluse dal computo dei redditi dei figli e equiparati superstiti, oltre le pensioni di guerra dirette e indirette, le borse di studio, gli assegni di studio e le pensioni ai ciechi civili. Requisiti meno stringenti sono previsti per i figli maggiorenni inabili superstiti.
  2. mantenimento abituale del superstite da parte del pensionato o del lavoratore deceduto. Tale condizione si desume dall'effettivo comportamento di quest’ultimo nei confronti dell'avente diritto. In tale valutazione assumono particolare rilevanza i seguenti elementi:
    1. la convivenza, ossia la effettiva comunione di tetto e di mensa. Per i figli di età superiore a 18 anni e conviventi è necessario accertare lo stato di non autosufficienza economica, mentre può, di norma, prescindersi dalla verifica del mantenimento abituale.
    2. la non convivenza. In tal caso, per i figli di età superiore a 18 anni devono essere verificate entrambe le condizioni di non autosufficienza economica e mantenimento abituale.

    Ai fini del mantenimento abituale occorre accertare che il pensionato (o il lavoratore deceduto) concorreva in maniera rilevante e continuativa al mantenimento del superstite. A tal fine risulta necessario accertare, anche mediante un esame comparativo dei redditi del pensionato (o del lavoratore deceduto) e del superstite, se il primo concorreva effettivamente in maniera rilevante e continuativa al mantenimento del figlio non convivente. Non è richiesto che l'assicurato o pensionato provvedesse in via esclusiva al mantenimento del figlio non convivente.

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