Il diritto di abitazione della casa coniugale non spetta al coniuge separato superstite

La ratio della disposizione, che assegna al coniuge superstite il diritto di abitazione della casa coniugale, è da rinvenire non tanto nella tutela dell'interesse economico del coniuge superstite di disporre di un alloggio, quanto dell'interesse morale legato alla conservazione dei rapporti affettivi e consuetudinari con la casa familiare, quali la conservazione della memoria del coniuge scomparso, delle relazioni sociali e degli status simbols goduti durante il matrimonio.

Ora, anche se il codice civile equipara il coniuge separato senza addebito al coniuge non separato, va osservato che, in caso di separazione personale dei coniugi e di cessazione della convivenza, l'impossibilità di individuare una casa adibita a residenza familiare fa venire meno il presupposto oggettivo richiesto ai fini dell'attribuzione del diritto di abitazione per il coniuge separato superstite, anche senza addebito.

Si tratta di un principio giuridico enunciato dai giudici della Corte di cassazione nella sentenza 22456/14.

8 dicembre 2014 · Roberto Petrella

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